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giovedì 9 settembre 2010

Una Voce dalla Palestina : Don Mario, io vivo aldilà del muro.

Don Mario, ormai Abuna ("padre-don") d'adozione, trascorre parte dell'anno pastorale in Palestina, tra Betlemme e Beit-Jala, dividendosi così con la sua terra di Toscana. Sacerdote energico è un importante ponte di collegamento tra la nostra Città di Varazze e la Parrocchia di Sant'Ambrogio con Beit-Jala, comunità unite da un nuovo e profondo gemellaggio, dalle radici storiche antiche. (vedi precedenti post).

Ora Abuna per tenerci aggiornati, anche su situazioni delle quali da noi purtroppo spesso non giunge notizia, ha aperto un sito - blog che vi segnaliamo :
Abuna Mario - Io vivo ALDILA' del muro
http://abunamario.wordpress.com/

Quello di Don Mario è voce vera ed autentica aldilà del muro di Gerusalemme, sacerdote di Terra Santa e cristiano del mondo che invita a “ripercorrere” i sentieri del Vangelo.
Il suo è un invito ad andare a trovare i cristiani di Terra Santa e nella sua presentazione conclude: “...sto imparando che nella vita bisogna andare ALDILA’ delle cose che ci possono sembrare ovvie, bisogna andare ALDILA’ dei pregiudizi, bisogna andare oltre le differenze e le divisioni e questo ci permetterà di comportarci da persone umane nei confronti dell’altro, nei confronti del diverso da noi!
Per questo ti invito a venire insieme a me ALDILA’ del muro che ci separa, ALDILA’ del muro che ci nasconde la realtà, ALDILA’ di questo muro per ritrovare un pò della nostra umanità,
Ahlan wa Sahlan fi BeitJala = Benvenuti a BeitJala e buon viaggio!”

mercoledì 11 agosto 2010

Jalla, seminaristi !

Jalla, Beit Jala! Era il titolo apparso su questo mensile esattamente quattro anni fa, quando erano stati ospiti della Città di Varazze 33 scout di etnia araba e religione cristiana della città di Beit Jala, con cui la città rivierasca è gemellata da diversi anni. Le iniziative legate a questo gemellaggio continuano con costanza, come di tanto in tanto appare anche dalle colonne della stampa locale: annunci di viaggi, resoconti di pellegrinaggi, interviste, raccolte di fondi… Luglio 2010 ha segnato una nuova, importante tappa dell’amicizia con i cristiani di Terra Santa. Da sabato 10 a lunedì 12 luglio sono stati infatti accolti un gruppo di seminaristi del seminario maggiore, l’unico seminario del Patriarcato Latino di Gerusalemme, fondato con lungimiranza dall’oriundo alpicellino Mons. Vallerga a metà del XIX secolo. Proprio questa circostanza ha spinto i seminaristi, durante un pellegrinaggio in Italia, che ha visto tra le altre tappe Roma, Firenze e Torino, a fermarsi nella nostra città, in questo periodo un po’ distratta dai “bagnanti”, ma non per questo meno ospitale. Potremmo darvi un resoconto più o meno dettagliato delle tre giornate trascorse a Varazze, della rinnovata sinergia tra le diverse associazioni per l’occasione; potremmo ricordare i momenti conviviali all’Oratorio Salesiano, nella sede degli alpini, nel giardino della canonica, nel ricevimento organizzato dal Comune, in piazza ad Alpicella, in spiaggia; potremmo descrivere la loro emozione nell’aver toccato per la prima volta il l’acqua salata del mare o nell’aver osservato alcuni nostri comportamenti occidentali...; ma forse è opportuno ricordare altri aspetti della loro permanenza. Quale il senso profondo? L’obiettivo era quello di far trascorrere alcuni giorni sereni a dei seminaristi, dopo un anno di dura preparazione al sacerdozio, un sacerdozio che nelle zone della Terra Santa ha un significato particolare. Come si è potuto constatare dialogando con i ragazzi e con i sei “Abuna” (Don) che li accompagnavano, la consapevolezza di essere seminaristi nell’unico seminario Latino del Medio oriente è carica di responsabilità. Prepararsi a diventare uomini di Dio in mezzo a Ebrei e Mussulmani non è facile. In quanto di etnia araba sono spesso inviati come responsabili di comunità in zone di frontiera, dove i mussulmani li tollerano proprio in quanto arabi. Basti pensare che tra gli ex rettori e gli ex professori del seminario, molti sono stati nominati Vescovi in paesi islamici, sia del Medio Oriente, sia del Nord Africa. Si tratta poi di diventare uomini di pace in zone di conflitto, violenza, soprusi, dove il grido della giustizia deve essere sempre unito alla prudenza e la denuncia va fatta evitando ritorsioni. Il loro essere cristiani e la loro fedeltà a Roma sono vissute come appartenenze di profonda libertà. Come spesso avviene le difficoltà spronano, rendono più decisi, limano le titubanze e fanno vivere la propria specifica vocazione con la dovuta radicalità. Lo abbiamo constatato in un giovane seminarista di Beit Jala, nostro ospite quattro anni fa; lo abbiamo constatato il mese scorso in una giovane coppia di sposi in viaggio di nozze anch’essa ospite di Varazze quattro anni fa. Le loro testimonianze sono importanti per i nostri giovani che, seppur non “bamboccioni”, fanno certo fatica a scegliere, distratti dalle comodità superflue che la nostra società pro- e im-pone.
Difficile e forse inutile fare confronti tra loro e “noi”: la differenza numerica con i componenti del seminario diocesano è palese; la mancanza di un seminario minore, scontato per loro, disarmante; lo studio dei classici quali Tommaso d’Aquino per loro, distanti dalle mode, ovvio. Una metafora forse può essere d’aiuto. Se di un albero loro rappresentano le radici (la loro terra è quella scelta dal Figlio di Dio per incarnarsi) e se noi siamo i frutti di quell’albero (la cultura cristiana in Europa), forse dobbiamo ammettere con umiltà che negli ultimi decenni i frutti sono maturati molto, fino a marcire. Ma l’albero è saldo e le radici forti fanno sperare in nuovi frutti.
Insomma, è stato possibile incontrare giovani vivaci, pieni di voglia di vivere, seminaristi motivati e consapevoli….. E allora: JALLA! cioè ANDIAMO! Chi li ha accompagnati glielo ha ripetuto sovente come esortazione a proseguire una visita, ad esplorare una zona… fino a diventare un motto e un augurio. ANDIAMO insieme incontro ad un futuro migliore, da costruire anche con sacrificio.
di Marco Damonte

martedì 9 febbraio 2010

Notizie dalla Terra Santa - parte III - La samaria e la Galilea poi....il ritorno




Continuiamo e concludiamo, con questa terza parte, il nostro racconto sul pellegrinaggio – viaggio in Terra Santa delle delegazione varazzina – savonese del novembre scorso.

I passi della storia ci hanno spinto sino ad Hebron , nella visita alle tombe dei Patriarchi; uno spaccato della Palestina più profonda, unico luogo in cui abbiamo incontrato gli Osservatori Internazionali. La divisione tra mussulmani ed ebrei c’è ed è anche molte fisica, ogni pezzo di pietra dell’imponete fortezza-mausoleo è stato “regolamentato” solo dieci giorni all’anno è previsto lo scambio della visita nelle parti opposte.

Poi Gerusalemme, quale città, quale luoghi; l’incontro con la Passione di Nostro Signore , confusi tra la folla i segni , nascosti in quella terra come 2000 anni fa ma, forti nell’animo e nella fede.
L’incontro a Gerusalemme con il Patriarca Emerito Michel Sabbah,: “i cristiani di terra santa, non solo sono gli “eredi “ delle prime comunità , non solo è importante la loro presenza per la Fede e la Storia dei Luoghi ma, perché essi spesso si interpongono tra mussulmani ed ebrei evitando che ogni dissenso diventi una guerra di religione!”

Poi la Samaria, una terra di mezzo, diversa non solo nell’aspetto geografico e ambientale (un po’ desertica e arida, piante che crescono sulla terra rocciosa) ma perduta.
Più lontana , della seppur tribolata Giudea, e della rigogliosa, verde Galilea. Comunità cristiane piccolissime, testimonianze vere; da Nablus ed il pozzo della Samaritana; l’antica città romana di Sebastie, l’incontro con il Sindaco e ospiti di Abuna Nidal e del consiglio Parrocchiale a Zababde. Qui la visita alla scuola e ad centro della Parrocchia, tra le zone più povere e distanti (non vedevano pullman di occidentali da 5 mesi ed i ragazzini, appena usciti da scuola, alcuni calciando il proprio asino, ci salutavano …. evento di cui parlare per una settimana, forse un mese).

Come non raccontarvi di Abuna Raed a Taybeh (antica Efraim)?
Un Parroco dalle mille risorse e attività. Comunità di circa1400 cristiani in tutto, 700 cattolici altri divisi tra ortodossi, bizantini…., unico paese rimasto interamente cristiano, in alto sulla collina circondato da numerose piante di olivo.
Una scuola, un ambulatorio, l’oratorio cristiani; piccole attività di produzione d’olio e di lampade perché bisogna capire di acquisire l’autonomia economia; tutte le famiglie lavorano. La prima radio cristiana, di cui svetta sul campanile l’antenna, in lingua araba.
Il suo è veramente un fiume in piena, un racconto appassionato ; dopo la Santa Messa e la visita alla casa delle parabole (costruzione tipica conservata di una abitazione come poteva essere ne I-II sec d.c.).
Un fiume dalla linfa e dal vigore non comuni, dalle parole dure quanto reali tra le molte cose racconta: “ noi cristiani non siamo minoranza (n.b circa 1% su tot) ! questo termine in arabo o in ebraico si traduce più vicino al debole….. e non siamo deboli, seppur pochi in numero.
Sappiamo chi siamo, solo così si può dialogare , anzi molti mussulmani mandano i loro ragazzi a studiare nelle nostro scuole, perché qui in Palestina sono le migliori! Si può dialogare restando forti nella fede, con la formazione e la testimonianza del Vangelo : non abbiamo paura ma, non vogliamo essere lasciati soli! Non per i soldi e per il lavoro, in quello noi ci diamo da fare, ma vogliamo vedere tornare i pellegrini in terra Santa!” E qui , almeno a Taybeh e nei centri più piccoli, purtroppo non posso dire lo stesso per Gerusalemme e Betlemme, i cristiani sono uniti in Cristo; continua Raed : “ lavoriamo con gli ortodossi e gli altri cristiani, viviamo tutti insieme il tempo dell’avvento e il Natale secondo il calendario romano, quello della quaresima e la Pasqua secondo quello ortodosso : così abbiamo risposto ai miei amici mussulmani , che con simpatico scherzo mi chiedevano quante volte fosse nato quest’anno Gesù Bambino”…. E poi il discorso continua e i matrimoni misti, rari e quanto si presentano “difficili” con l’islam che non perdona… qualcuno fa cenno alle unioni civili risponde : “ ah quelle sono cose che da noi non esistono le lasciamo a voi occidentali”!

E poi la Galilea , Nazaret, Canan, il Lago di Tiberiade, Tabor, il monte delle Beatitudine e la chiesa del Primato….. concludeva nella pace e nella natura lussureggiante dei posti il nostro viaggio… a Cafarnao una celebrazione , raccolta, nella Chiesa costruita sulla Casa di Pietro, ci ha fatto sentire veramente Chiesa Universale.
L’invito? Andare in Terra Santa, essere vicino ai nostri fratelli, ripercorrere in questo modo le tappe terrene di nostro Signore per incontrare la Chiesa viva e sentirLo vicino anche oggi. Non aver paura di andare, l’unica paura? Scoprire quanto siamo deboli, quanta è ancora la strada da percorrere per avvicinarci a Dio ma, ritrovare nella Fede e nell’Amore la Speranza unica, di saper , come gli Apostoli ripartire da Cafarao, che non si vorrebbe mai abbandonare, per tornare o meglio ritornare Apostoli nel mondo, saper essere sale della Terra.

Breve sosta alla città romana di Cesarea Marittima sulla costa del Mediterraneo, il clima estivo , e via…. Tel Aviv, aeroporto…. volare a casa …

Un grazie alla nostro Capo Gruppo Giorgio Michelini, amico simpatico quanto paziente e dalle doti diplomatiche non comuni … e a sua moglie Marina. A tutti quelli con cui si è condiviso esperienza unica, le simpatiche signore : Vanda, Carla, Claudia, Ines, Maria C., Anna Maria, Giacomina, Maria Adele, Paola, Emilia, Laura, Luisa, Maria Rosa, Maria S. , Veronika e Marisa. Al cineoperatore Ubaldo, i sacerdoti “Abuna” Thomas e Alberto o.p. , sapientemente guidati dal “Raìs en Varazze” Giovanni Delfino, dal “Mutran” Mons. Vittorio Lupi e dall’ “Abuna – Canonico” Rev.do Giulio Grosso.

Varazze è e dovrà saper essere con la Terra Santa un importante ponte; l’invito è a tutti i nostri lettori di approfondire l’amicizia con Beit-Jala e rivolgersi in Comune o in Parrocchia per avere ulteriori informazioni.
Solo così si potrà essere “testimoni” , sentire e continuare nell’opera del gemellaggio, il viaggio nello scrivere la storia del legame d’amicizia, della vita alla luce del Vangelo.

di Lorenzo Grazioli

domenica 17 gennaio 2010

Notizie dalla Terra Santa - Parte II - da Varazze a Biet-Jala Betlemme







Come da precedente articolo-post sul viaggio in Terra Santa dei Pellegrini (circa venti) di Varazze- Savona, guidati da Vescovo Vittorio Lupi, Il Sindaco Giovanni Delfino e il Parroco don Giulio Grosso continuiamo nel racconto di tale “speciale” esperienza; non dimenticando il legame, non solo storico, soprattutto umano che lega la nostra Varazze a quella Terra. Partiamo dall’esperienza significativa: l’incontro con Betlemme- Beit Jala con cui Varazze è gemellata. Questo per rendere continuativo e significativo tale legame , rinsaldato dalla accoglienza famigliare che i nostri Amici ci hanno riservato.

In pochi giorni sono state molte le tappe fatte e soprattutto le persone , i volti,e le realtà conosciute.
La gioia dell’incontro con le comunità cristiane di Terra Santa è una esperienza unica. Non solo il percorso evangelico sulle orme di Cristo; la visita ai luoghi Santi più tradizionali quanto la storia dell’antico testamento. L’incontro vero con le comunità cristiane , quello il volto del nostro pellegrinaggio, un incontro con le Parrocchie, il Seminario, quelle le pietre vive di una Chiesa, costruita sulla roccia, dalla fede autentica, l’incontro con Cristo.
L’emozione ma direi ancora di più la commozione non è mancata.

Betlemme, Beit –Jala, Beit Sahur, l’incontro con i giovani , con la Parrocchia di Abuna Ibrahim, guidati da Don Mario Cornioli, toscano, ormai “Abuna” di adozione. È stato un po’ come essere in famiglia, a casa, non solo perché si sono rivisti amici e ragazzi che furono ospiti della nostra Varazze nel 2006 ma, l’accoglienza e l’amore, quello sono veri. Un seminario (istituito da Mons. Vallerga) Minore e Maggiore (circa 100 alunni) che non basta più, già rialzato di un piano, il prossimo anno si spera nel secondo. Poi la festa, la gioia, l’ordinata fila dei più piccoli che si affretta ad inchinarsi in un saluto “al Mutran “ (Vescovo); altrettanto ordinatamente salgono in cappella per la preghiera. Poi la cena coi i ragazzi più grandi, i seminaristi, i giovani diaconi e sacerdoti : vengono dalla Cis-giordania, dalla Giordania ma anche dal Libano e da Israele; pregano e studiano molto; alcuni parlano anche un buon Italiano , frutto degli studi in Latino e poi alla domanda quale il tuo filosofo preferito; in molti rispondono Sant’Tommaso d’Aquino.

La messa della domenica è la festa, il ritrovo di una famiglia, molti giovani,cantano e partecipano alla liturgia; la naturale continuazione è stato poi l’incontro e il pranzo nelle Famiglie; tutti insieme alla domenica, ai ragazzi più grandi, universitari chiedo cosa facessero quel giorno : la domenica si passa con la propria famiglia, dopo la Santa Messa tutti insieme; anzi ci si riunisce zii e cugini.
A Beit – Jala con cui Varazze è gemella l’incontro con il sindaco della città e lo scambio dei doni in comune con il sindaco di Varazze Prof Giovanni Delfino. Comune di Beit-Jala ove la presenza del legame con la nostra Varazze è tangibile : sala più bella per riunioni e conferenze è intitolata a Varazze con targa commemorativa a memoria del gemellaggio.

I Cristiani , per lo più palestinesi, che vivono i quei luoghi sono pochissimi, circa 1% della popolazione e mostrano al mondo la faccia più bella, testimoniano la loro fede autentica, semplice, in comunione famigliare. Accolgono tutti, basti pensare che molti ragazzi mussulmani studiano nelle scuole cristiane.

Certo Betlemme è proprio lì, a pochi chilometri da Gerusalemme, ma separata da essa, recisa dal muro, dove sono sempre i bambini e le donne i primi a rimetterci. Proprio in quella zona di Betlemme – Beit – Jala nella Cisgiordania (in tutto 40-50.000 abitanti) nascono più di 5.000 bambini all’anno. Buona parte degli abitanti sono cristiani (unico consistente insediamento rimasto). Poi nel mondo islamico, è vero, la donna non è un essere umano di pari dignità all’uomo, impossibile pensare a figli nati fuori dal matrimonio o matrimoni misti, ci si rimette la vita.
E i bambini ? Quelli nati da situazioni di cui sopra vengono accolti tra le braccia e le cura di tre suore , francesi ed italiane, della San Vincenzo de Paoli . Sono i figli della La Creche (la "culla"). L'orfanotrofio, che è una presenza storica di Betlemme, si è tradizionalmente occupato di accoglienza agli orfani. A partire da circa la metà degli anni '80 esso ha cominciato ad ampliare la propria missione, aprendosi ad accogliere i casi sociali di tutte le aree dell'Autorità Palestinese. Nel corso degli anni La Creche ha avuto un'evoluzione nella qualità dell'assistenza e dell'educazione, cresciute grazie a scelte accurate e lungimiranti operate dalla direzione che ha voluto porre al centro della propria attenzione la presa in cura dei bambini.
Gli spazi sono stati risistemati per creare degli ambienti ampi, gioiosi e accoglienti per i bambini e funzionali per il personale.
Una grande attenzione è stata posta alla preparazione del personale. Affinché i bambini possano avere accanto a loro figure che rimangono costanti nel tempo, la direzione dell'orfanotrofio ha operato la scelta di offrire al proprio personale le migliori condizioni di lavoro, permettendo in tal modo che il personale assunto sia incentivato a rimanere presso La Creche e dando quindi senso di stabilità ai bambini con la propria presenza. Sì certo quel lavoro che manca, che è difficile trovare in pochi chilometri quadrati, dopo la seconda intifada si sta tornando solo ora ad una certa “normalità”.
Un orfanotrofio, per i suoi piccoli ospiti, può essere un luogo che, pur offrendo cure premurose e attente da parte di personale qualificato, lascia i bambini isolati, separati dal mondo esterno. Proprio con l'intenzione di aprire la vita quotidiana dei piccoli a contatti con l'esterno, è stato creato un asilo aperto a tutti i bambini di Betlemme e dei villaggi vicini. Le famiglie lasciano durante la giornata i loro bimbi che svolgono le attività educative e i giochi insieme ai bambini dell'orfanotrofio, permettendo un reciproco scambio di arricchimento e condivisione.
Presso La Creche opera un assistente sociale che si occupa di curare i rapporti con le famiglie, specialmente riguardo ai reinserimenti dei bambini in famiglia e situazioni problematiche. Troviamo inoltre l’ambulatorio delle cure dentistiche, costruito con l’aiuto anche di molti medici italiani; anche qui Varazze “è ponte” con il volontariato e la presenza ciclica presso l’ambulatorio della amica Dott.ssa Laura Pesce che era tra i partecipanti al pellegrinaggio.
Nel corso degli anni sono state attivate proficue relazioni di scambio con le facoltà di pedagogia e di psicologia dell'Università di Betlemme, per favorire lo svolgimento di tirocini, di studi, nonché per valutare diagnosi dei singoli bambini in prospettiva di utili terapie.
Al fine sviluppare tutte le attitudini dei bambini e di stimolarli nel gioco e nell'apprendimento, l'orfanotrofio è stato dotato di numerose strutture quali laboratori, spazi gioco, giardini e anche di una piscina.
Lo sguardo è però triste, impotente, rassegnato, quello di sr Sophie , che nonostante l’età trova ancora la forza di andare avanti e dirigere questa importante struttura. L’islam non concepisce l’adozione vera, piena , quella in cui si può dare il proprio nome al bambino; resteranno sempre dei “bastardi”. E questo riempie il cuore di tristezza.
Ancora là in quella Betlemme Dio sembra rifiutato, sembra non esserci; proprio là dove per noi cristiani Cristo si fece carne. Ma in questo periodo vicino al Santo Natale, una riflessione. I primi che ricevettero l’annuncio furono i pastori, gli ultimi, i più semplici. Nel pensiero di Sant’Agostino il tema dell’incarnazione non può essere separato dalla Umiltà.. E' il segno che contraddistingue Cristo sin dal suo apparire nella grotta di Betlemme. Di fronte ad un Dio che si rivela nel segno dell'umiltà, l'uomo non può che spogliarsi di ogni segno di grandezza e di superbia. Agostino stesso lo ricorda nelle Confessioni (VII, 9, 13), riportando la propria esperienza: "In primo luogo Tu hai voluto farmi vedere come Tu ti opponi ai superbi e largisci la tua grazia agli umili; e con quanta misericordia hai additato agli uomini la via dell'umiltà, dal momento che il tuo Verbo si è fatto carne ed abitò in mezzo agli uomini". Solo chi segue la via dell'umiltà può riconoscere nel corpo di un bambino il Figlio di Dio.
Insediamenti israeliani che si affondano nella Cisgiordania, spaccando uno stato mai nato, controlli severi terranno Israele in una tensione-sicura ma, il problema che nuoce ad Israele non lo si trova al di là del muro di Betlemme. Quale Città unisce in sé più devozione, fede, culture ed odio di Gerusalemme al mondo? Credo nessuna. In una sua bellezza abbagliante, in una sua mistica spiritualità, racchiude in sé tutti i sentimenti dell’uomo, non sarà essa vero oggetto di alcune, se non molte, cose che accadono più a oriente…?
È stato l’incontro con le Pietre Vive di quella terra, quanti volte, persone, storie. Non un classico viaggio, né pellegrinaggio , qualcosa di più: una vera “visitazione” alle comunità cristiane, alle famiglie.
Il nostro racconto “a puntate” si concluderà la prossima volta….

Notizia di questi giorni in merito alla nomina del Parroco don Giulio Grosso Canonico Onorario del Santo Sepolcro: la cerimonia di vestizione e consegna delle insegne avrà luogo a Gerusalemme nella mattina del 10 aprile prossimo e sarà presieduta dal Patriarca Latino S.B. Mons Fouad Twal.

foto e test di Lorenzo Grazioli

mercoledì 2 dicembre 2009

Varazze - Beit - Jala . Notizie dalla Terra Santa Don Giulio Grosso, nominato Canonico Onorario del Santo Sepolcro di Gerusalemme






È un ponte lungo quasi mille anni quello che si consolidato la settimana scorsa tra Varazze e Beit – Jala. Tra il 14 ed il 21 novembre una delegazione ha fatto visita alla Città della Palestina, del comprensorio di Betlemme, che dal 2006 ha stabilito rapporti stretti d’amicizia con la Città di Varazze, gemellaggio che ha visto negli ultimi anni numerose collaborazioni ed opere.
Nell’estate 2006 un gruppo di circa quaranta scout palestinesi cristiani di Beit – Jala fu ospite della cittadina rivierasca, a consolidamento del legame ed in ricambio delle visite ufficiali già precedentemente effettuate da delegazioni varazzine. In quei giorni i ragazzi hanno potuto visitare tutta la riviera, partecipare ad eventi o fare cose mai viste o immaginate prima : prendere il treno o tuffarsi nel mare.
Da allora si sono svolte molte iniziative di beneficenza a supporto di alcuni progetti che le Parrocchie cittadine ed il Comune stanno portando avanti. Occasioni anche per conoscersi meglio, saperne di più… capire. Fin dagli inizi molte associazioni hanno operato per questi eventi, serbano ricordo splendido in particolare della visita dei giovani di Beit – Jala : soprattutto l’Azione Cattolica ed il Circolo Culturale “Kairos”.
In occasione della Festa Patronale di Santa Caterina di quest’anno, 30 aprile scorso, fece visita a Varazze il patriarca emerito di Gerusalemme Michel Sabbah.
Era il 1139 quando il Vescovo savonese di allora , Ardizio, faceva atto di donazione della chiesa varazzina ad Ansellino, vescovo della Chiesa di Betlemme che si era “rifugiato” a Varazze. Stabilì la loro sede nella antica chiesa di San’Ambrogio , già esistente, ai piedi della collina di “Tasca”.
Da allora le testimonianze di queste presenza (si pensa per circa tre secoli – sino al 1424) sono rimaste e molte. Basti pensare all’ospedale cittadino (oggi RSA) che ha conservato attraverso i secoli il nome di Santa Maria in Bethlem; fondato dai monaci ospitalieri; primo “centro organizzato” di assistenza per ammalati , poveri e sofferenti.
Molto della storia è ancora a noi celato e la distanza nel tempo ne dirada le testimonianze ma, diversi sono i segni lasciati, ed il legame è continuato nei secoli….
Primo Patriarca Latino dell’era moderna fu Giuseppe Vallerga (1814-1872), la cui famiglia proveniva da Alpicella, sulle alture di Varazze. Missionario in oriente ricevette il difficile incarico nel 1847 da Papa Pio IX. Diene subito inizio ad un grande progetto di rinnovamento : costruì case, orfanotrofi, il nuovo ospedale, la chiesa cattedrale ed il seminario. Ancora oggi Padre Vallerga è ricordato da tutti gli abitanti con grande affetto e riconoscenza.
La delegazione guidata dal Vescovo di Savona Mons. Vittorio Lupi, dal Sindaco di Varazze Prof. Giovanni Delfino e dal Parroco di Sant’Ambrogio don Giulio Grosso ha avuto modo di conoscere meglio la situazione di quelle Terre, compiendo nel corso della settimana una “vera visitazione” alle comunità cristiane
Nelle prossime settimane,a puntate, avremo modo di raccontare quanto visto e vissuto con le esperienze e le testimonianze dei presenti.
Prima notizia, tra le ufficialità, che giunge da Gerusalemme è stata la nomina, in data 15 novembre, del Parroco Don Giulio Grosso a Canonico Onorario del Santo Sepolcro di Gerusalemme, secondo decreto n. 57 del 2009 del Patriarca, Sua Beatitudine Mons. Fouad Twal.
Al termine della Santa Messa domenicale delle ore 10, nella Chiesa di Beit-Jala, il cancelliere del Patriarcato latino, Mons. William Shomali, ha dato lettura del documento : la motivazione è legata all'amore e la devozione dimostrata per la Terra Santa da parte del Parroco. Grande applauso e particolare affetto è scaturito verso il sacerdote, e con lui per tutta la delegazione varazzina-savonese (con particolare menzione per il lavoro svolto della Sig.ra Adele Locatelli).
Al termine della Celebrazione, molto partecipata dalla comunità, i sacerdoti celebranti, guidati da Mons. Vittorio Lupi, hanno salutato i presenti sul sagrato della Chiesa, condividendo momento di festa, di musica e d'incontro.
Successivamente i partecipanti al pellegrinaggio, circa venti persone, sono stati ospiti a pranzo nelle famiglie degli amici di Beit - Jala/ Betlemme. Momento migliore non poteva concludere la partecipazione comune alla Santa Messa e consolidare un rapporto d'amicizia vero. Accoglienza più che famigliare quella riservataci. Grazie al Parroco Abuna Ibrahim Shomali.
Il riconoscimento al Can. Don Giulio Grosso,oltre che per il suo lavoro, va a tutta la comunità di Varazze e ne siamo felici. Il prossimo anno sarà fissato momento ufficiale per la vestizione da parte del Patriarca di Gerusalemme.
Come circolo Culturale Kairos, non possiamo che congratularci con il Nostro Presidente, porgere i nostri più sentiti auguri....e allora ad multos annos....Rev.do Domino Mons. Julio Grosso!

foto e testo di Lorenzo Grazioli

la Chiesa Parrocchiale di Beit-Jala


Festa al termine sul sagrato

Mons. Vittorio Lupi, Vescovo di Savona Noli ed il Can. Giulio Grosso ascoltano le testimonianze dei presenti sul sagrato.
Gerusalemme- il Patriarca Emerito Mons. Michel Sabbah ed il Parroco don Giulio Grosso