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giovedì 16 settembre 2010

Per la festa del Santo Rosario nella chiesa di San Domenico a Varazze

Il Santo Rosario è una preghiera mariana che Paolo VI, nella Esortazione Apostolica Marialis cultus definisce come "compendio di tutto il Vangelo". Questo insegnamento è offerto anche dal Catechismo della Chiesa Cattolica, da ora in poi CCC, al n. 971. Sempre il CCC, al n. 1674, invita la catechesi a non limitarsi alla liturgia dei sacramenti e sacramentali, ma a proporre anche forme di religiosità popolare, tra queste il Rosario. Insegna ancora il CCC, n. 2678 che "la pietà medievale dell'Occidente ha sviluppato la preghiera del Rosario, sostitutiva per il popolo della Preghiera delle Ore...". Finalmente CCC, n. 2708 ricorda l'importanza della meditazione che mette in azione tutta la persona, essendo -in quanto preghiera cristiana- attenta a meditare i misteri di Cristo, come avviene...nel Rosario.

La preghiera litanica è antica nella Chiesa, e veniva diversamente praticata dai monaci medievali e dai conversi che, non sapendo il latino non partecipavano alla grande preghiera liturgica.

Secondo una pia attribuzione sarebbe stato san Domenico ad "inventare" il Rosario.. In realtà solo nel 1470 fu istituita in Francia la prima Confraternita del Rosario, e solo un secolo dopo, nel 1569 un papa domenicano, san Pio V, fissa le linee architettoniche del Rosario distinto in misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi. Per ogni gruppo di misteri cinque decine di Ave Maria , precedute da un Padre nostro, e seguite da un Gloria, e talvolta da un Eterno riposo. Paolo VI nella già citata Esortazione Apostolica Marialis cultus riconobbe ai Frati Domenicani il merito di aver svolto un intensa opera di diffusione di questa preghiera che è eminentemente cristologica, anche se attraverso Maria. "Ad Iesum, per Mariam".


Giovanni Paolo II aggiunse un quarto mistero: quello "della luce". Lo si può usare al giovedì, ma non è obbligatorio.df

Si può affermare che in ogni chiesa domenicana ci sia l'effige, per lo più una statua, raffigurante Maria e il Bambino Gesù, con la corona del Rosario in mano. Attorno sono dipinte quindici tavolette raffiguranti i quindici misteri proposti alla meditazione di chi prega. E' importante pregare il Rosario per cui tutti sono invitati, dal lunedì 27 settembre al sabato 2 ottobre nella chiesa di San Domenico alle ore 17,30 per un Rosario meditato e per la messa delle ore 18. Così ci si preparerà bene alla festa esterna del Santo Rosario che si celebrerà domenica 3 ottobre. La festa liturgica della Beata Maria Vergine del Rosario sarà il 7 ottobre. Con la Riforma liturgica del Concilio Ecumenico Vaticano II si sono eliminate tutte le feste fissate per una certa domenica, per dare il suo giusto rilievo a questo giorno, memoriale della risurrezione di Gesù dai morti. Il 3 ottobre esprimeremo la nostra devozione mariana anche con la processione ma non dimenticheremo la domenica, nostra Pasqua settimanale. Terrà la meditazione sui misteri, e l'Omelia nella Messa, fra Giacomo Grasso,o.p., del Convento di San Domenico.

lunedì 11 gennaio 2010

DIO OGGI. CON LUI O SENZA DI LUI CAMBIA TUTTO - Intervista a Marco Damonte al Convegno Internazionale CEI 10-12 dicembre 2009

Dal convegno internazionale organizzato dalla CEI a Roma
DIO OGGI. CON LUI O SENZA DI LUI CAMBIA TUTTO

Roma, 10-12 dicembre 2009. Auditorium di Via della Conciliazione, praticamente sotto la cupola di San Pietro. Un via vai maggiore del solito, tradisce un evento importante. Addirittura internazionale. È la prima volta che il segretariato del Progetto Culturale della Chiesa Italiana lancia un’iniziativa in grande stile come questa. Un convegno su Dio, sul ruolo che Dio ha nella cultura e nella società dei nostri giorni, dopo che le grandi ideologie del passato volevano sradicarlo, fino a decretarne l’inutilità, il danno, la morte. Ne parliamo con Marco Damonte, della nostra diocesi, che ha partecipato all’intero convegno in qualità di borsista del Centro Universitario Cattolico.
M.D. Premesso che i grandi eventi non mi entusismano particolarmente, devo riconoscere che l’idea di un convegno internazionale su Dio mi ha subito incuriosito, anche per i nomi dei relatori. Anche il titolo era accattivante, soprattutto se posto sotto forma di domanda: con Dio o senza Dio cambia tutto? Almeno qualcosa? Che cosa? Sono domande valide sia per un’intera cultura e un’intera società, ma anche per il singolo, per la vita di ciascuno. E il convegno è stato all’altezza di queste aspettative.
T.M. Potremmo partire da alcuni numeri? I freddi dati talvolta hanno l’efficacia di una fotografia!
M.D. 4 mezze giornate di lavori. 2500 iscritti. 1500 partecipanti per l’intera durata del convegno, provenienti da tutte le diocesi italiane e molti stranieri delle università romane. 7 incontri plenari. 2 momenti con ben 4 eventi in contemporanea. 60 tra relatori e moderatori. Uno sforzo organizzativo notevole, ma efficace.
T.M. Quale il filo rosso che ha tenuto insieme tutto ciò?
M.D. Il punto di partenza è un dato che riguarda l’uomo: è vero, come diceva già Agostino più di un illennio e mezzo fa che “il nostro cuore è inquieto finchè non riposa in Te”, cioè in Dio? L’inquietudine, la meraviglia, la voglia di fare, di sapere, di riscattarsi ha sempre accompagnato l’uomo e ha una radice religiosa. Dunque un secondo dato, storico: la modernità è riuscita a cancellare Dio dai vari aspetti della vita umana? Di fatto oggi le religioni sono tornate, nel bene o nel male, al centro del dibattito pubblico. L’interesse per le religioni e per la spiritualità aumenta, magari a scapito dell’appartenenza alle grandi tradizioni. Da qui la necessità di interrogarsi sul ruolo di Dio oggi.
T.M. Ci sono stati degli aspetti presi in considerazione in maniera particolare?
M.D. Tutti gli interventi sono riconducibili a quattro aree tematiche: il Dio della fede e della filosofia; il Dio della cultura e della bellezza; Dio e le religioni; Dio e le scienze. Ciascuna di essa è stata analizzata sotto diversi aspetti; per esempio nella sessione che ha trattato del rapporto tra Dio e bellezza si è parlato di letteratura, poesia, cinema, televisione (a partire dalla serie “Lost”), arti figurative, musica. Nella sessione su “Dio e le religioni” ci si è occupato del rapporto tra il cristianesimo e le altre confessioni, dei criteri con cui le varie religioni presentano la loro superiorità, del rapporto ambiguo tra religioni e violenza, del ruolo politico del cristienesimo nella società occidentale.
T.M. Insomma Dio ha cittadinanza in queste varie espressioni della cultura umana?
M.D. La risposta è sì, lo hanno ribadito i pensatori cattolici, ma lo hanno riconosciuto anche i pensatori dichiaratamente atei o sospettosi nei confronti del magistero della chiesa: non è mancato chi ha sostenuto l’inconsistenza della dottrina sociale della Chiesa. Un sì a tre livelli: storico, teoretico e pedagogico. Storicamente è un dato incontestabile che tutte le espressioni culturale dell’uomo siano state influenzate dalla religione. Per limitarmi ad alcuni esempi del cristianesimo, lo sviluppo dell’arte figurativa, la scienza galileiana moderna e il concetto di laicità alla base della democrazia sono di fatto emersi proprio in seno al messaggio evangelico, anche se poi si sono magari distaccati da esso. Il legame tra cultura e religione non è solo fattuale, ma è ben più profondo. La natura umana fatta a immagine e somiglianza di Dio ha sete di vero, di bene, di bello, di rapporti interpersonali, di giustizia. A livello pedagogico è possibile far emergere questa traccia di Dio, ora più labile, ora più evidente, da tutte queste dimensioni culturali, non appena ci si accorga di quella inquietudine da cui scaturiscono e di cui ho già accennato.
T.M. Sono stati offerti contributi originali al dibattito?
M.D. Scopo principale del convegno era fare il punto della situazione, cioè stabilire se e in quale misura la questione religiosa è rilevante per l’uomo contemporaneo, spesso stancamanente soddisfatto del progresso e della tecnologia. Non sono comunque mancati contributi significativi. Solo qualche esempio. Il filosofo Spaemann ha fornito nuove argomentazioni filoosfiche a sostegno dell’esistenza di Dio, quale quella a partire dalla “grammatica del futuro anteriore”. Brague ha proposto che il confronto tra le religioni non debba partire dall’autocomprensine di ciascuna di essa, ma da principi esterni: superiore rispetto alle altre sarà dunque quella religione che accetta di lasciarsi giudicare su piani diversi. La sessione su “Dio e le scienze” ha mostrato come le recenti scoperte fisiche e cosmologiche aprano lo spazio alla dimensione religiosa. La scienza non può, né deve dimostrare l’esistenza di Dio, come erroneamente tentano di fare alcune sette evangeliche americane, ma nel loro stesso riscontrare regolarità, proporzioni, esattezza, straordinarie coincidenze nell’ordine cosmico possono aiutarci a riscoprire il senso della creazione. Al rifiuto della teoria del “disegno intelligente” si è accmpagnato quello dell’ideologia evoluzionistica che, al di là della scienza, nega che l’evoluzione abbia un senso e rifiuta di interrogarsi sulla sua stessa possibilità.
T.M. Ci sono stati alcuninomi importanti e noti al grande pubblico?
M.D. Un evento del genere va apprezzato per gli argomenti proposti, non per quanto siano famosi i partecipanti. Chi va spesso in televisione, non ha tempo di fare ricerche serie! In ogni caso al tavolo dei relatori si sono presentati i cardinali Bagansco, Caffarra, Ruini e Scola; tra i nomi più noti Ravasi, Fisichella, Bignardi, Ferrara, Cacciari, Severino, Sequeri, Nowak e Coyne. In generale l’intero mondo accademico italiano era rappresentato.
T.M. Tutti d’accordo? Non si rischia un ribadire posizioni con poco senso critico?
M.D. Direi di no, il clima era sereno, seppure le posizioni presentate non erano univoche. Ciò è emerso con chiarezza nei temi bioetici quali aborto, eutanasia, trattamento dell’embrione e in quelli politici, sul ruolo pubblico che la Chiesa dovrebbe o meno avere.
T.M. Dibattito acceso, discussioni serie, temi interessanti. Ma quale ricaduta tutto ciò può avere nel concreto?
M.D. Nessuno è così ingenuo da aspettarsi delle ricadute nell’immediato. Piuttosto si tratta di tenere vive certe domande, far incontrare persone intellettualmente impegnate, proporsi come promotori di cultura, alta e senza aggettivi. L’opinione pubblica effettivamente appare distante, ma l’opinione pubblica non esiste; esistono persone alle quali si può parlare. Bisogna però avere aqualcosa da dire e avere gli strumenti adeguati per dirlo. Questo secondo aspetto è il più problematico, perché nell’epoca della comunicazione globalizzata ciò che fa notizia è l’evento di impatto, mentre il messaggio del vangelo è sconvolgente sì, ma silenzioso, sobrio, discreto, autentico.
T.M. Una battuta finale.
M.D. Per un ligure gli orari romani sono pressochè improponibili. L’ultima sessione alle 19:30 si prolungava almeno fino alle 21, cena ore 22:30…
T.M. Una battuta finale seria?
M.D. La presenza di così tante persone e il clima che si è creato hanno fatto sì che Dio non fosse solo l’oggetto delle discussioni, ma fosse il protagonista di quelle giornate. Solo la Sua presenza può dare la forza di interpretare e orientare il cammino dell’uomo di oggi. Un uomo in cammino, pellegrino del tempo e desideroso di assoluto.
T.M. E’ possibile ricavare un suggerimento pastorale da tutto ciò?
M.D. Forse. Se la pastorale non è una tecnica, ma un modo di rapportarsi alle persone, direi che linsegnamento di queste giornate può essere riassunto così. Il nemico da battere non è più l’ateismo, ma l’indifferenza; non è più il rifiuto di Dio, ma la superficialità del proprio atto di fede. Oggi, a differenza di ieri, non è la sete di Dio che manca, ma la conoscenza di Dio. Una conoscenza fatta di nozioni, di intelligenza, di amore.
Tommaso Metonda
SU INTERNET SONO DISPONIBILI IMMAGINI DEL CONVEGNO, BASTA CERCARE IL SITO UFFICIALE DELL’EVENTO SU GOOGLE, DOVE CI SONO ANCHE I TESTI DELLE RELAZIONI

venerdì 11 dicembre 2009

“Osservando la colomba eucaristica … riflessioni sull’avvento” Tiglieto 22 Novembre 2009



Il fervore di San Bernardo sull’avvento parte da quel versetto dei salmi che è illustrato con il columbarium eucaristico presente nell’abbazia di Tiglieto, “Mentre voi dormite tra gli ulivi, splendono le ali d’argento della colomba, le sue piume dai riflessi d’oro” salmo 67 versetto 18.
La prima ala della colomba è paragonata all’avvento di Cristo nella storia a Natale, proprio per celebrare questa considerazione dalla prima domenica di avvento in convento si recita cantato “A te innalzo i miei occhi vieni Signore in mio aiuto”.
Vieni Signore nella storia, il primo avvento nella storia è l’incarnazione, il verbo eterno che è Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero, si incarna nel ventre della Madonna, questo abbassamento di Gesù fino a noi, di Dio che per amore dell’uomo, che lo ha lasciato, si fa uno di noi.
Un amore profondo porta a fare qualunque cosa, quando si ama sul serio si è pronti a sacrificare tutto e questo sacrificio non pesa, se riusciamo a dimostrare alla persona che amiamo e magari ci riama la profondità di questo amore, qualcuno dei sacrifici fatti, siamo le persone più felici del mondo.
Così, se l’amore umano che è imperfetto, da’ questi risultati, si provi a pensare all’amore divino per la sua creatura, creatura che gli ha voltato le spalle.
E’ questo Amore che spinge il Padre a donare all’uomo la realtà più preziosa che ha, suo Figlio Gesù, il “suo Figlio prediletto”.
Ma se consegna Gesù sapendo che verrà crocifisso è forse un cattivo padre? Il Signore non è un despota che fa soffrire il figlio perché non vuol far soffrire la sua creatura, è per dimostrare fino a che punto ama la sua creatura, che dona suo figlio.
Con l’incarnazione contempliamo questo amore , questo dono del Figlio nella potenza dello Spirito Santo. Anche se la salvezza l’attribuiamo al Figlio, la creazione al Padre, la santificazione allo Spirito Santo, si manifestano sempre le tre persone, anche nella creazione c’è questo triplice intervento il Padre nel Figlio, attraverso la parola che è il suo verbo e che da la vita, attraverso il suo spirito che si libra sulle acque; nell’incarnazione il Figlio si incarna ma è lo Spirito Santo che prende possesso del grembo della Vergine Maria ,che con la sua umiltà contribuisce a conferire natura umana a Gesù, veramente figlio di Dio e figlio di Maria.
Conoscendo, infatti, quali sono i meccanismi che sottendono alla creazione della vita umana, si capisce come Gesù sia vero Dio e vero uomo, in tutto il suo essere e in tutte le sue cellule.
Ma c’ è un altro avvento ed è la seconda ala della colomba che rappresenta l’avvento di Gesù alla fine della storia, che si affianca all’avvento di Gesù nella storia.
E’ in questa luce, che la Chiesa raccomanda la vigilanza, per la fine di un mondo che non si sa esattamente quando sarà, una fine del mondo che per noi coincide con la fine della nostra vita.
Quando cessiamo di vivere nel tempo, e si passa la soglia della morte, secondo la teologia contemporanea avvengono già lì il giudizio particolare e il giudizio universale perché la persona entrando nell’eternità ritrova il suo corpo e il suo spirito.
Il momento in cui vi sarà il passaggio è ignoto a tutti, nessuno lo sa neppure gli angeli e il Figlio.
Abbiamo come un usufrutto della vita dal momento della nascita fino al momento della morte, momenti decisi da Dio, che non possiamo conoscere.
Quando, però, la vita è nelle nostre mani noi possiamo modificarla, con una vigilanza non paurosa, ma una vigilanza amorosa, che renda evidente un’attesa attiva, per noi che crediamo la morte non è altro che una porta che si apre sulla vera vita. Perché questa ,seppur bella e intensa è solo un assaggio.
Se siamo in grado di gradire e usare bene questo tempo, il Signore ha riservato per noi ben più grandi cose, il senso dell’attesa è proprio questo.
Infatti, Giovanni alla fine dell’Apocalisse, dirà che, cantano insieme lo Spirito e la Sposa ai piedi dello Sposo Gesù, la Sposa che attende lo Sposo, lo Spirito che mette sulla bocca dei presenti l’ inno “Vieni Signore Gesù”..nella nostra vita, non solo nel momento della morte.
C’è un ritornello che si ripete nell’Antico Testamento ma anche nell’Apocalisse, “Io sono l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine, Colui che è, che era e che viene”, non che sarà, è eterno come il padre, è entrato nel tempo e questo ingresso di Gesù nel tempo è anche nella vita di ciascuno di noi, nell’esistenza concreta di ciascuno, creando un avanti Cristo e un dopo Cristo nella vita di ognuno, facendo sperimentare la conversione, cambiando totalmente il modo di pensare.
Tra la prima ala, Gesù nella storia, e la seconda ala, Gesù alla fine della storia, c’è l’eucarestia, che è l’avvento di Gesù nell’oggi, nel tempo, questo unirsi della Sua persona alla nostra persona, questo avvento di Gesù nella eucarestia e nella storia collega il primo avvento all’ultimo”Egli è qui per te”perché nel sacramento dell’eucarestia, Gesù rinnova per te i momenti della sua passione, morte e resurrezione, nell’attesa della sua venuta.
Nella vita di tutti i giorni è necessario ripetere ,rinnovare i misteri di Gesù, come se li vivessimo oggi,.
Aiutati dall’anno liturgico si ripetono questi eventi non come commemorazione ma come memoriale, lo Spirito Santo sa abolire la via dello spazio e del tempo per immergerti totalmente nella storia ed ecco che nei giorni più importanti dell’anno non c’è solo una coincidenza generica , il 25 dicembre i pagani festeggiavano il sole, perché il giorni inizia ad esser più luminoso, il sole per i cristiano è Cristo e allora si fissa quella data per i memoriale della sua nascita, mentre l’avvenimento più importante la Pasqua coincide persino, con gli avvenimenti del passato, a giorni e a ore: la domenica delle Palme si ripete l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, il giovedì santo si celebra l’ultima cena alla sera, il venerdì santo la passione di Gesù alle tre, la notte del sabato la veglia pasquale in attesa della resurrezione. Una chiesa che insegna al cristiano facendo fare delle esperienze.
Questo per dire che l’avvento del Signore è per noi e quindi l’attesa deve essere una condizione dell’esistere, anche di fronte alle situazioni più dolorose, soprattutto perché è nel dolore e nella persecuzione che la Chiesa viva ha trovato la sua forza, mentre nell’agio e nell’abitudine si assiste all’allontanamento e al raffreddamento del fervore.
oggi, si assiste ad una stanchezza cristiana, non aiutata da una società che spesso lascia liberi di credere, ma emargina, permettendo che la comunicazione sociale disegni il credente come lo sprovveduto, non in grado di essere demiurgo della sua vita, presentando un eroe quasi mai religioso, che si fa giustizia da solo, i suoi diritti in autonomia.
La condizione vera dell’essere oggi cristiano è di dare la vita fino in fondo, sia pagando con la propria vita quello in cui si crede, ma anche, in modo meno cruento, cercando di essere controcorrente, combattendo quei valori che appaiono essere contrari all’insegnamento di Cristo, ai quali, però, spesso ci si lascia andare.
E’, quindi necessaria questa vigilanza amorosa dell’avvento, questo accogliere Gesù che viene nella nostra vita, aspettare facendo, vivendo concretamente i misteri di Cristo e soprattutto realizzare una vera conversione.
Una conversione intesa Dantescamente come una discesa negli inferi del nostro io, chiamando i nostri limiti e i nostri peccati per quello che sono, un’estrema sincerità ed una estrema conoscenza di noi stessi, dei nostri sentimenti, dei nostri atteggiamenti.
Una volta riconosciuti chi siamo, che non si può fare senza una Grazia particolare del Signore, dobbiamo specchiarci in Cristo per vedere se i nostri sentimenti, i nostri atteggiamenti , il nostro essere, concorda o discorda con l’essere, i sentimenti, l’atteggiamento di Cristo: questa è sia una discesa agli inferi ma anche una purificazione. Se io ho il coraggio di strappare da me tutte le cose contrarie a Cristo e sostituirle con i suoi sentimenti , io sono già in Paradiso, perché non sono più io che vivo ma Cristo che vive in me.
Ci vuole tutta una vita per una conversione autentica: non è il momento di passaggio dall’incredulità alla fede, ma è l’assimilarci a Gesù, che si rende possibile perché si è fatto uno come noi.
La vera conversione è assumere i sentimenti, gli atteggiamenti e tutti i modi di fare che Cristo avrebbe se fosse me ne mio tempo e con l’avvento nell’eucarestia si ha il momento più alto di questa unione, Gesù stesso diventa me ed io divento lui, quando mi unisco al suo Corpo e al suo Spirito.

Il Segretario - Francesca Craviotto

domenica 8 novembre 2009

“Wittgenstein, Tommaso e la cura dell’intenzionalità” di Marco Damonte - Genova mercoledì 18 novembre



Ci congratuliamo con il nostro amico e tesoriere Prof Marco Damonte che presenterà la sua pubblicazione “Wittgenstein, Tommaso e la cura dell’intenzionalità”
mercoledì 18 novembre alle ore 16:30 presso la biblioteca del Dipartimento di filosofia Via Balbi, 4 Genova
.
Il testo è intitolato “Wittgenstein, Tommaso e la cura dell’intenzionalità”, edito dalla Mef di Firenze. Ne discuteranno il professor Mario Micheletti, docente di filosofia morale presso l’Università di Siena e la professoressa Montecucco, docente di filosofia della mente presso l’ateneo genovese moderati dal professor Carlo Lupi, direttore dell’Istituto di scienze religiose di La Spezia.
Il saggio mette a confronto il pensatore domenicano vissuto nel medioevo con il filosofo novecentesco, nato in Austria e insegnante a Oxford sul tema della conoscenza. Un viaggio intellettuale a cavallo di due epoche e due orizzonti, con importanti risvolti nel dibattito e nella cultura contemporanea. L’autore varazzino sta attualmente continuando questa ricerca grazie ad una borsa di studio del Centro Universitario Cattolico di Romam oltreche il Dottorato di Filosofia presso la stessa Università di Genova.