lunedì 3 maggio 2010

Scienza e religione sono incompatibili? " Con meraviglia di fronte alla realtà" di Marco Damonte secondo premio Fondazione Prof. Paolo Erede

La risposta di un varazzino all’interrogativo della Fondazione Paolo Erede

Scienza e religione sono incompatibili?

Per il terzo anno consecutivo la Fondazione Prof. Paolo Michele Erede, con sede a Genova, ha bandito un concorso con l’intento di far riflettere giovani studiosi su un argomento d’attualità. Quest’anno il tema è atato posto sottoforma di domanda: scienza e religione sono incompatibili? Tra i partecipanti anche Marco Damonte, nostro tesoriere, che ha inviato uno scritto dal titolo Con meraviglia di fronte alla realtà, meritandosi così il secondo premio. Abbiamo incontrato il neo-Dottore di ricerca in Filosofia (ha discusso la sua tesi di Dottorato lo scorso 31 marzo) per cercare di capire il succo delle sue riflessioni, certi che i suoi “titoli” gli abbiano agevolato il compito.

M.D. Quasi il contrario, invece! La ricerca accademica rischia di chiudere in una specie di ghetto per iniziati, con un linguaggio incomprensibile e con troppi elementi dati per scontato. Il concorso a cui ho partecipato, al contrario, chiedeva di usare un linguaggio accessibile e divulgativo: ciò non è sempre facile se si vuole evitare di essere banali o ripetere luoghi comuni.

T.M. Domanda secca: dunque scienza e religione sono incompatibili?

M.D. Risposta secca: ho cercato di sostenere una risposta negativa, mostrando come tra religione e scienza, nonostante alcuni attriti, ci siano punti di contatto e convergenze. L’una senza l’altra perde qualcosa e non ci guadagna nulla. Una scienza che si ritenesse autosufficiente, al pari di una religione che mettesse in ridicolo le conquiste della scienza, sarebbe come Polifemo: un gigante con un occhio solo; un faro incapace di cogliere la profondità e le sfacettature del reale.

T.M. Ma la scienza non ha bisogno della religione!

M.D. Senza una dimensione religiosa, intesa quale apertura all’assoluto, all’infinito, o semplicemente come desiderio di conoscere la realtà nella sua totalità e nella sua verità più profonda, la scienza rischia di torcersi su se stessa e diventare tecnologia a servizio dell’economia. Quando la scienza si fa arrogante e vuole dominare il mondo i disastri sono alle porte: si pensi, come unico esempio, all’inquinamento. Ma soprattutto, una rivelazione come quella biblica è un incoraggiamento al lavoro della scienza. Essa presenta un mondo creato da un Dio intelligente secondo un ordine razionale che l’uomo ha la capacità di indagare, essendo stato creato a immagine e somiglianza di Dio stesso.

T.M. Anche la religione trae vantaggi dalla scienza?

M.D. Direi proprio di sì. Il rischio di fondamentalismo, cioè di interpretare le scritture alla lettera e non quale messaggio rivelato, è sempre presente e la scienza ci aiuta a starne alla larga.

T.M. Non è però questo il pensiero prevalente oggi.

M.D. Sicuramente no: siamo immersi in una cultura scientista, dove si pensa che la scienza prima o poi risolverà tutti i problemi. La scienza, in primis la medicina, ci ha aiutato e ci permette di vivere meglio. Ma da sola la scienza è “cieca”, deve trovare il suo scopo e il suo senso da qualche altra parte.

T.M. E’ opinione corrente che il rapporto tra scienza e fede sia conflittuale: bioetica, caso Galileo contrapposizione tra evoluzione e creazione…

M.D. Sono proprio i tre cavalli di battaglia dello scientismo. Ma basta ricordare che appartenenti alla gerarchia cattolica hanno promosso lo sviluppo scientifico e si sono impegnati in esso, ad esempio il Beato Nicolò Steno, vescovo e padre della geologia, il monaco Gregor Mendel scopritore delle leggi della genetica, il chierico Nicolò Copernico che ha proposto la teoria eliocentrica e il sacerdote Georges Lemaître, pionieristico fautore della teoria del Big Bang; o infine che la scienza moderna sarebbe probabilmente nata in occidente proprio grazie alla de-sacralizzazione della natura e al concetto di laicità legati alla rivelazione cristiana.

T.M. Niente conflittualità, dunque?

M.D. Direi proprio di no, anzitutto perché scienza e fede sono due modi distinti di indagare il mondo. Ciascuno legittimo nel proprio ambito. La prima è tutta protesa a descrivere e fornire modelli esplicativi di realtà particolari; la seconda si impegna a fornire un sistema interpretativo globale sul mondo della vita. Nel porsi di fronte allo stesso evento, queste due impostazioni mostrano la loro differenza e la loro complementarità. Quando una persona si innamora tende a descrivere il suo stato come desiderio proteso verso l’altra persona, capacità di interagire con essa, di donarsi, di accettare e farsi accettare, ma troverebbe inutile soffermarsi sugli impulsi sinaptici, sui livelli ormonali del suo fisico e sulle reazioni chimiche che avvengono inconsapevolmente nel suo organismo. Per forzare ancora questa distinzione potremmo affermare che la scienza si occupa del come avvengono le cose, mentre la religione si occupa del perché avvengono.

T.M. Dall’opposizione alla distinzione… c’è forse qualcosa di più?

M.D. Certamente. Parlerei senz’altro di complementarietà: potremmo dire che l’una funziona da istanza critica per l’altra e viceversa. Senza scienza, la religione corre il pericolo di avvallare la superstizione. La religione, grazie alla scienza, può imparare la bellezza dei fenomeni naturali che Dio ha creato e ha voluto che l’uomo potesse scoprire con le facoltà da Lui donategli.

T.M. Quando due cose sono complementari, vuol dire cha hanno dei punti in comune, ma questo non centrasta forse con la distinzione posta sopra tra religione e scienza?

M.D. Gli ambiti disciplinari restano distinti, ciò che è in comune è un atteggiamento nei confronti della realtà. Sia la religione sia la scienza hanno bisogno di fede, di razionalità e di meraviglia.

T.M. Di fede?.

M.D. Lo scienziato non deve forse fidarsi della sua intelligenza fino a chiedersi chi gliel’ha data? Non deve forse fidarsi della tradizione scientifica e dei risultati conseguiti dai suoi colleghi?

T.M. Di razionalità?

M.D. Il credente non deve forse essere capace di rendere ragione della propria speraza?

T.M. Di meraiglia?

M.D. Un osservatore incapace di meraviglia vedrà solo ciò che altri hanno visto prima di lui e non potrà contribuire in alcun modo a sondare le profondità del reale. Le piccole meraviglie quotidiane rimandano alla meraviglia di fronte ai complessi fenomeni naturali e questa rinvia a sua volta alla grande meraviglia, grazie alla quale ci poniamo le domande religiose: la meraviglia che il mondo esista, che vi sia qualcosa anziché il nulla, che possa essere visto come un miracolo. Lo scrittore inglese Chesterton ammoniva: il mondo perirà non per mancanza di meraviglie, ma per mancanza di meraviglia. La brutalità del capo chino soltanto su interessi immediati, sulle banalità o sulle cose da possedere, spegne la stessa vita dell’anima.

T.M. Ma oggi abbiamo ancora questa capacità di stupirci?

M.D. Nella nostra società l’urgente sembra aver preso il posto dell’importante; l’abitudine, dello stupore; l’assuefazione, della meraviglia; il desiderio di possesso, della fatica della conquista; il consumo, dell’ ammirazione; l’uti, del frui; l’amore erotico, dell’amore agapico. Forse qualcuno di questi fattori o addirittura la loro compresenza hanno causato tanto l’allontanamento dalle Chiese, quanto quello dalle facoltà scientifiche. Entrambe si sono svuotate e sono state sostituite da surrogati quali un vago spiritualismo irrazionale e una bulimia tecnologica. L’allontanamento dalla religione istituzionale non ha avvicinato alla scienza, ma alla New Age, agli estremismi e ha incrementato il ricorso a sedicenti maghi. Solo la meraviglia porta alla contemplazione.

T.M. Una battuta per concludere.

M.D. Accanto alla soluzione dei problemi posti dalla scienza, bisogna dare ascolto ai problemi che per l’uomo sono esistenzialmente più urgenti. Il tutto dei problemi che la ragione umana può porsi e può indagare non si riduce agli interrogativi a cui le scienze aspirano a dare risposta. Ciò di cui abbiamo urgente bisogno è di restare liberi per farci devoti ad una causa che vada oltre l’individualismo, lontano dall’opinione. Solo così avremo ancora grandi scienziati e grandi maestri di spiritualità.

T.M. Un punto di vista originale, ma non so se tutti sarebbero d’accordo…

M.D. Il mio scopo è quello di offrire spunti di riflessione, non pretendo l’assenso di chiunque.

T.M. Altri spunti, immagino, saranno offerti durante la cerimonia di premiazione che si terrà venerdì 14 maggio 2010 alle ore 17:30 a Palazzo Tursi, sede del Comune di Genova in Via Garibaldi 9. Colgo l’occasione per invitare i lettori.

M.D. Grazie per l’attenzione; conto sul “sostegno varazzino”. Ad ogni buon conto …seguirà rinfresco!

Tommaso Metonda

SU INTERNET SONO DISPONIBILI ULTERIORI NOTIZIE E IMMAGINI AL SITO www.fondazione-erede.org

domenica 2 maggio 2010

Festa dei giornalini e siti web parrocchiali delle diocesi liguri Sabato 8 e Domenica 9 Maggio a Savona

Sabato 8 Maggio 2010
ore 17 Opere parrocchiali, via Brilla 3 SAVONA
Tavola rotonda
Parrocchia: come comunichi?
“Testimoni” al bivio tra vecchi e nuovi media
intervengono:
la redazione del “Melograno” di Cinisi, Arcidiocesi di Monreale (Palermo)
don Claudio Tracanna, direttore di “Vola”, diocesi dell´Aquila
Chiara Genisio, consigliere Federazione italiana settimanali cattolici
modera:
Tarcisio Mazzeo, caporedattore RAI sede regionale della Liguria

Domenica 9 Maggio
ore 10.30 Santa Messa
ore 15 Opere parrocchiali
inaugurazione Mostra dei giornalini e siti web delle diocesi liguri
ore 16 FESTA in PIAZZA con
Gabriele Gentile
“Mago da legare”
ore 18 Conclusione

Con il Patrocinio de la DIOCESI SAVONA-NOLI

I talenti dei piccoli
Una fiera dei siti web e dei giornali parrocchiali
Una "fiera interdiocesana del giornalino parrocchiale, estesa alle sette diocesi della regione ecclesiastica
ligure", un convegno sulle modalità comunicative delle parrocchie e l'incontro con un gruppo di giovani
della redazione del "Melograno", periodico della parrocchia siciliana "Ecce Homo" di Cinisi, con cui è in
corso un gemellaggio. Sono i punti cardine del "Melograno's party", la festa del "Melograno" che si
celebrerà l'8 e il 9 maggio prossimi nella diocesi di Savona e prende il nome dal "mensile di formazione e
informazione" della parrocchia di Santo Spirito e Concezione di Zinola (Savona).
La comunicazione in parrocchia. Il "Melograno", spiega il responsabile del periodico, Alessandro
Raso, "da ormai quattro anni prova a legare l'attenzione al mondo della comunicazione con la vita
parrocchiale ordinaria, sviluppando così interessanti potenzialità di racconto dell'esperienza di fede,
attraverso i 'talenti' di ognuno". La festa, "che ogni anno viene organizzata in prossimità della Giornata
mondiale delle comunicazioni sociali e che in passato ha affrontato varie tematiche collegate con
l'argomento dell'annuncio attraverso i media - prosegue Raso -, porrà l'accento sulla risorsa del giornalino
o bollettino parrocchiale. Si tratta di uno strumento spesso 'artigianale' e, ove esiste, forse poco conosciuto
al di là del territorio della parrocchia, ma che se ben valorizzato può certamente agevolare l'impegno dei
parroci e della comunità a creare ponti ed eventualmente trasmettere argomenti su cui riflettere".
Un censimento di siti e bollettini. In questi mesi, ad opera dei giovani della redazione del "Melograno",
è in corso una sorta di "censimento" dei bollettini e dei siti delle parrocchie liguri. Impresa "innovativa, ma
che cerchiamo di realizzare, con l'aiuto del settimanale genovese 'Il Cittadino' e dei responsabili degli uffici
per le comunicazioni sociali, per capire quali sono le forme di comunicazione mediatica delle parrocchie
della nostra regione", prosegue Raso, evidenziando come in questi anni stiano crescendo
esponenzialmente i siti cattolici curati da singole comunità parrocchiali. Il frutto di questa ricerca verrà
portato, domenica 9 maggio, nella "fiera del giornalino parrocchiale" che sarà allestita a Zinola, laddove, "a
fianco della stampa parrocchiale, ci saranno postazioni con le homepage dei siti", precisa il responsabile
del "Melograno", rimarcando l'importanza della nuova frontiera digitale a cui anche le parrocchie stanno
approdando, e come tale iniziativa sia volta a individuare quali sono, e dove si trovano, quei "testimoni
digitali" che sono pure a tema del convegno voluto dalla Cei il prossimo aprile.
Il programma della festa. I due giorni di festa si apriranno con l'accoglienza dei giovani della redazione
del "Melograno" di Cinisi. Il gemellaggio tra le due testate, che ha dato il via a un percorso di amicizia tra
le parrocchie, è iniziato nel giugno dello scorso anno in Sicilia ed è proseguito con la pubblicazione nei
giornalini di contributi che le redazioni si scambiavano, relativi alla vita delle rispettive comunità
parrocchiali. In comune, poi, l'attenzione alla formazione, che a Savona si è concretizzata nel percorso
"Sos Stage": la proposta, ai ragazzi del post-cresima che fanno parte della redazione di "Sos" (inserto del
"Melograno"), di alcuni appuntamenti formativi relativi alla realizzazione di articoli e alla cura della grafica.
Sabato 8 maggio, i giovani di Cinisi, dopo l'incontro in curia con il vescovo di Savona-Noli, mons. Vittorio
Lupi, parteciperanno ad un momento di scambio con l'omonimo giornalino savonese, e poi a un convegno
pubblico sul tema "Parrocchia: come comunichi?". Qui interverranno tra gli altri Chiara Genisio, consigliere
nazionale della Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici), e don Claudio Tracanna, direttore di "Vola",
il quindicinale dell'arcidiocesi di L'Aquila sorto all'indomani del terremoto. Domenica 9 maggio, invece, a
fianco della celebrazione eucaristica alle 10.30, ci sarà la fiera e la presentazione dei principali giornalini
parrocchiali esistenti nell'ambito della regione ecclesiastica ligure. A questa iniziativa si unirà un momento
di festa, rivolto in particolare ai ragazzi e ai più piccoli.
SIR Italia Num. 14 (1807) - Mer 24 Febbraio 2010

Il Melograno
“I l Melograno” è un mensile cattolico di formazione
e informazione, nato nel mese di marzo
del 2007 presso la parrocchia di Santo Spirito e
Immacolata Concezione di Savona.
La redazione, costituita da persone di tutte le età, bambini,
giovani e adulti, si riunisce ogni mese, unendo all’impegno
di “raccontare” la vita della parrocchia e
della Chiesa universale la proposta di incontri di formazione
sui temi del giornalismo e dell’utilizzo consapevole
dei vecchi e nuovi media.
Da circa due anni alcuni giovani membri della redazione,
del gruppo “dopo Cresima”, realizzano un inserto,
“SOS”, che viene distribuito in allegato al “Melograno”.
Questo inserto affronta ogni mese un tema, legato al
mondo giovanile, presentato attraverso differenti
“linguaggi” giornalistici: interviste, resoconti di esperienze,
giochi, recensioni di film e canzoni.
Il “Melograno’s party”, che quest’anno giunge alla quarta
edizione, ogni anno intende organizzare a Zinola
una iniziativa di festa e di condivisione sul tema dei
diversi linguaggi utilizzati dai media soprattutto per
quanto riguarda l’annuncio del Vangelo, la formazione
cristiana e il “racconto” della fede.

Per Info e iscrizioni
Contatti
Alessandro Raso
responsabile de “Il Melograno”
e-mail: melogranozinola@libero.it
cell. 3384824635

Parrocchia di S. Spirito e Concezione di Zinola
don Giancarlo Frumento, parroco
tel. 019881415

sabato 17 aprile 2010

Domenica 18 aprile Concerto di Musica

Domenica 18 aprile alle ore 17 i maestri della Scuola di Musica del Circolo Kairos terranno un concerto nel Salone Parrocchiale Mons. Calandrone.

Ingresso gratuito.

Tutti sono invitati a partecipare

lunedì 12 aprile 2010

ANTOLOGIA POETICA “ANCORA PER OGGI LA NOTTE È SCONFITTA" intervista di Marco Damonte

Novità in libreria
ANTOLOGIA POETICA “ANCORA PER OGGI LA NOTTE È SCONFITTA"

Il Parnaso del comune varazzino (forse il Beigua? O, più modestamente, il Greppino?) si popola di un nuovo aspirante, giovane poeta. È da poco uscita la sua raccolta di versi. Leggiamo dalla quarta di copertina: “trentenne di Varazze. Ha ceduto per la prima volta alla tentazione di pubblicare alcune poesie, che si limita a definire (tele)grammi d’impressioni. Lontano per formazione e attività lavorativa dal mondo della letteratura, ha affidato ai versi stralci del suo vissuto e della sua terra, affrontando il giudizio dei quattro lettori che decideranno di dedicargli un po’ di quel tempo che non è solo denaro”. Lo abbiamo incontrato per qualche domanda presso la Cartolebraria Moderna, dove è possibile trovare la sua antologia intitolata “Ancora per oggi la notte è sconfitta”, un’ottantina di pagine al costo di 8 Euro.

M.D. Innanzitutto un chiarimento sulla definizione che ha scelto per le sue poesie: “(tele)grammi di impressioni”.
T.M. Si tratta di un gioco di parole che può essere letto in tre modi: tele d’impressioni, grammi d’impressioni o telegrammi d’impressioni. Perché lo si capisca però ho costretto il lettore a leggerlo: il mero ascolto non è sufficiente. E questa è una prima indicazione chiara: questi versi sono più da leggere che da ascoltare.
M.D. “Tele”, “grammi”, “impressioni”: una scelta minimalista, dunque.
T.M. Direi una scelta umile, vuoi per le mie capacità, vuoi per il contesto sociale in cui ci troviamo. L’incalzare del tempo, le urgenze che premono e i continui stimoli piuttosto superficiali da cui siamo investiti, ostacolano una riflessione profonda. Non resta allora che meditare su impressioni, gustandole a fondo e cercando di condividerle. Una meditazione non compiuta, ma provvisoria, offerta al lettore che deciderà di volta in volta se coglierne la suggestione, completarla, scartarla.
M.D. Perdoni la provocazione, ma questa provvisorietà non meritava forse di restare nel cassetto, anziché aggiungersi alle tante raccolte di poesia annualmente pubblicate anche nella sola Varazze?
T.M. In effetti… oggi far conoscere i propri lavori è piuttosto semplice: un blog su internet non costa nulla. La tentazine di farsi pubblicare rischia di essere un cedimento al proprio orgoglio. Forse ne sono rimasto vittima anch’io. Posso dire a mia discolpa di aver avuto l’incoraggiamento del prof. Cavallini, docente di Letteratura italiana presso l’Università di Genova, autore della “Premessa” e quello della casa editrice brianzola “LiminaMentis”. E poi il desiderio di essere giudicato. Spesso i giovani sono lasciati soli, con la scusa di rispettarli; sono abbandonati ai propri errori per lasciarli (falsamente) liberi. Essere giudicati è una cosa di cui c’è urgente bisogno e lo scoprirsi con un pubblicazione cartacea vuol dire esporsi.
M.D. Torniamo nel merito. Come leggere le sue poesie?
T.M. Vorrei rispondere con la parole del prof. Cavallini. Queste poesie si possono leggere in due modi: considerate singolarmente oppure unite a figurare una sorta di cammino, l’iter di un anno caratterizzato da movimento ascendente, che l’autore percorre ed al contempo registra: egli procede dal “Buio” al chiarore dell’alba che sconfigge la notte, “trapassando rosata le tenebre”. Individuato il filo rosso che concorre all’unità del tutto, si comprende come spesso, nella lettura delle varie liriche, ci si imbatta nella presenza dell’io, un io non mai ostentato e non mai riducibile a un’espressione di piatto egocentrismo; dimostra invece come l’esperienza, alla quale l’autore si rifà, appartenga al suo vissuto e connoti pensieri personali, atteggiamenti schietti del suo animo, sensazioni da lui provate.
M.D. Per quanto riguarda lo stile?
T.M. Oggi la poesia è spesso senza forma, forse perché priva di grandi contenuti ideali. Le impressioni non possono essere declamate, ma solo evocate. Lo stile della raccolta è caratterizzato da sobrietà ed essenzialità. Qua e là qualche figura retorica, qualche ossimoro, qualche endecasillabo. Non nascondo di aver giocato un po’ con la lingua italiana!
M.D. Quali le scelte tematiche prevalenti?
T.M. Tra i motivi ricorrenti: l’intimità amorosa o semplicemente affettuosa, l’interrogazione e la meditazione sul far poesia e sul senso di essa, lo slancio religioso verso il divino, manifestato spesso per mezzo di analogie. Perché ogni tanto per parlare di Dio ci vogliono linguaggi di-versi!
M.D. I nostri migliori auguri, allora.
T.M. Grazie. Io comunque mi sono già divertito a lavorare un po’ con la nostra lingua, tentando di dire quello che non sempre si riesce a esprimere con le sole parole. Raccontare e raccontarsi è più difficile di quanto spesso si creda. Penso mi abbia aiutato, spero non a scapito della pazienza dei quattro lettori che avranno l’avventura di leggere questi versi.
M.D. Lingua italiana, comunque, mai pensato al dialetto?
T.M. Non ne sono del tutto a digiuno, ma dovrei conoscerlo meglio, padroneggiarlo di più in tutte le sue sfumature.
M.D. La penultima risposta aveva il sapore di un commiato, più che dell’entusismo del neofita.
T.M. In effetti non so se e quando tornerò a pubblicare qualcosa (a scrivere sì, perché aiuta a rallentare il ritmo): dipende da tanti fattori. Lascio ancora una volta la parola a Cavallini, secondo cui le note di luce prevalgono su quelle di segno opposto e si possono leggere versi come “e in pace mi riposo e m’abbandono” (da Spiritualità dell’addormentarsi) ed espressioni come “odoroso barbera”, “Ebbro di festa”, “gioia umana” (da Giovedì santo), “nuova luce”, “caldo risveglio” (da Nottate invernali) o, ancora, come “Sfarfallio di vento” e “aurora rossa”, le quali aprono e siglano rispettivamente la poesia finale, intitolata Annunci natalizi campestri. In riferimento alla quale, inoltre, si può rilevare come la parola Annunci, sia pur presa a sé stante, esprima non certo una chiusura, bensì un’apertura: ovverossia è parola che, di per sé e indipendentemente dal contesto in cui si trovi inserita, precorre, promette, dà un segno rivelatore.
M.D. Un’ultima richiesta: può darci un assaggio dei suoi versi?
T.M. Senz’altro la poesia da cui ho tratto il titolo per l’intera raccolta. Non so se è la più significativa, ma almeno non è scelta a caso.


RUGIADA

Ancora per oggi
la notte è sconfitta:
l’alba pungente l’ha ferita a morte
trapassando rosata le tenebre.
Stille di sangue argentato
e freddo luccicano a terra
imprigionate su impermeabili steli.
Pronte a sprofondare negli abissi del suolo
al sole sono offerte in olocausto.



P.S. per foto copertina o altre notizie, http://www.liminamentis.com/1/anche_per_oggi_la_notte_e_sconfitta_4309308.html

martedì 6 aprile 2010

20 aprile ore 16 Parrocchia Collegiata di Sant'Ambrogio Varazze - Visita Guidata

VARAZZE SETTIMANA DELLA CULTURA 16-25 APRILE 2010

Nell'ambito della settimana della cultura, con il patrocinio del Comune di Varazze, Il Circolo Culturale Kairos organizza visita guidata al complesso della Collegiata di Sant'Ambrogio. Ritrovo MARTEDI' 20 APRILE ORE 16 all'ingresso della chiesa, piazza Sant'Ambrogio nel centro del borgo. La cittadinanza ed i gentili ospiti sono invitati a partecipare. Non richiesta la prenotazione, la partecipazione è gratuita.

martedì 9 febbraio 2010

Notizie dalla Terra Santa - parte III - La samaria e la Galilea poi....il ritorno




Continuiamo e concludiamo, con questa terza parte, il nostro racconto sul pellegrinaggio – viaggio in Terra Santa delle delegazione varazzina – savonese del novembre scorso.

I passi della storia ci hanno spinto sino ad Hebron , nella visita alle tombe dei Patriarchi; uno spaccato della Palestina più profonda, unico luogo in cui abbiamo incontrato gli Osservatori Internazionali. La divisione tra mussulmani ed ebrei c’è ed è anche molte fisica, ogni pezzo di pietra dell’imponete fortezza-mausoleo è stato “regolamentato” solo dieci giorni all’anno è previsto lo scambio della visita nelle parti opposte.

Poi Gerusalemme, quale città, quale luoghi; l’incontro con la Passione di Nostro Signore , confusi tra la folla i segni , nascosti in quella terra come 2000 anni fa ma, forti nell’animo e nella fede.
L’incontro a Gerusalemme con il Patriarca Emerito Michel Sabbah,: “i cristiani di terra santa, non solo sono gli “eredi “ delle prime comunità , non solo è importante la loro presenza per la Fede e la Storia dei Luoghi ma, perché essi spesso si interpongono tra mussulmani ed ebrei evitando che ogni dissenso diventi una guerra di religione!”

Poi la Samaria, una terra di mezzo, diversa non solo nell’aspetto geografico e ambientale (un po’ desertica e arida, piante che crescono sulla terra rocciosa) ma perduta.
Più lontana , della seppur tribolata Giudea, e della rigogliosa, verde Galilea. Comunità cristiane piccolissime, testimonianze vere; da Nablus ed il pozzo della Samaritana; l’antica città romana di Sebastie, l’incontro con il Sindaco e ospiti di Abuna Nidal e del consiglio Parrocchiale a Zababde. Qui la visita alla scuola e ad centro della Parrocchia, tra le zone più povere e distanti (non vedevano pullman di occidentali da 5 mesi ed i ragazzini, appena usciti da scuola, alcuni calciando il proprio asino, ci salutavano …. evento di cui parlare per una settimana, forse un mese).

Come non raccontarvi di Abuna Raed a Taybeh (antica Efraim)?
Un Parroco dalle mille risorse e attività. Comunità di circa1400 cristiani in tutto, 700 cattolici altri divisi tra ortodossi, bizantini…., unico paese rimasto interamente cristiano, in alto sulla collina circondato da numerose piante di olivo.
Una scuola, un ambulatorio, l’oratorio cristiani; piccole attività di produzione d’olio e di lampade perché bisogna capire di acquisire l’autonomia economia; tutte le famiglie lavorano. La prima radio cristiana, di cui svetta sul campanile l’antenna, in lingua araba.
Il suo è veramente un fiume in piena, un racconto appassionato ; dopo la Santa Messa e la visita alla casa delle parabole (costruzione tipica conservata di una abitazione come poteva essere ne I-II sec d.c.).
Un fiume dalla linfa e dal vigore non comuni, dalle parole dure quanto reali tra le molte cose racconta: “ noi cristiani non siamo minoranza (n.b circa 1% su tot) ! questo termine in arabo o in ebraico si traduce più vicino al debole….. e non siamo deboli, seppur pochi in numero.
Sappiamo chi siamo, solo così si può dialogare , anzi molti mussulmani mandano i loro ragazzi a studiare nelle nostro scuole, perché qui in Palestina sono le migliori! Si può dialogare restando forti nella fede, con la formazione e la testimonianza del Vangelo : non abbiamo paura ma, non vogliamo essere lasciati soli! Non per i soldi e per il lavoro, in quello noi ci diamo da fare, ma vogliamo vedere tornare i pellegrini in terra Santa!” E qui , almeno a Taybeh e nei centri più piccoli, purtroppo non posso dire lo stesso per Gerusalemme e Betlemme, i cristiani sono uniti in Cristo; continua Raed : “ lavoriamo con gli ortodossi e gli altri cristiani, viviamo tutti insieme il tempo dell’avvento e il Natale secondo il calendario romano, quello della quaresima e la Pasqua secondo quello ortodosso : così abbiamo risposto ai miei amici mussulmani , che con simpatico scherzo mi chiedevano quante volte fosse nato quest’anno Gesù Bambino”…. E poi il discorso continua e i matrimoni misti, rari e quanto si presentano “difficili” con l’islam che non perdona… qualcuno fa cenno alle unioni civili risponde : “ ah quelle sono cose che da noi non esistono le lasciamo a voi occidentali”!

E poi la Galilea , Nazaret, Canan, il Lago di Tiberiade, Tabor, il monte delle Beatitudine e la chiesa del Primato….. concludeva nella pace e nella natura lussureggiante dei posti il nostro viaggio… a Cafarnao una celebrazione , raccolta, nella Chiesa costruita sulla Casa di Pietro, ci ha fatto sentire veramente Chiesa Universale.
L’invito? Andare in Terra Santa, essere vicino ai nostri fratelli, ripercorrere in questo modo le tappe terrene di nostro Signore per incontrare la Chiesa viva e sentirLo vicino anche oggi. Non aver paura di andare, l’unica paura? Scoprire quanto siamo deboli, quanta è ancora la strada da percorrere per avvicinarci a Dio ma, ritrovare nella Fede e nell’Amore la Speranza unica, di saper , come gli Apostoli ripartire da Cafarao, che non si vorrebbe mai abbandonare, per tornare o meglio ritornare Apostoli nel mondo, saper essere sale della Terra.

Breve sosta alla città romana di Cesarea Marittima sulla costa del Mediterraneo, il clima estivo , e via…. Tel Aviv, aeroporto…. volare a casa …

Un grazie alla nostro Capo Gruppo Giorgio Michelini, amico simpatico quanto paziente e dalle doti diplomatiche non comuni … e a sua moglie Marina. A tutti quelli con cui si è condiviso esperienza unica, le simpatiche signore : Vanda, Carla, Claudia, Ines, Maria C., Anna Maria, Giacomina, Maria Adele, Paola, Emilia, Laura, Luisa, Maria Rosa, Maria S. , Veronika e Marisa. Al cineoperatore Ubaldo, i sacerdoti “Abuna” Thomas e Alberto o.p. , sapientemente guidati dal “Raìs en Varazze” Giovanni Delfino, dal “Mutran” Mons. Vittorio Lupi e dall’ “Abuna – Canonico” Rev.do Giulio Grosso.

Varazze è e dovrà saper essere con la Terra Santa un importante ponte; l’invito è a tutti i nostri lettori di approfondire l’amicizia con Beit-Jala e rivolgersi in Comune o in Parrocchia per avere ulteriori informazioni.
Solo così si potrà essere “testimoni” , sentire e continuare nell’opera del gemellaggio, il viaggio nello scrivere la storia del legame d’amicizia, della vita alla luce del Vangelo.

di Lorenzo Grazioli

domenica 17 gennaio 2010

Grande partecipazione all'iniziativa natalizia "Quattro Passi da Pastore"






Giunti al quinto anno consecutivo verrebbe da dire... i pastrori non sono stanchi!
Grande affluenza di pubblico ai percorsi storico-artistici guidati ai presepi allestiti nel centro storico di Varazze. Storia non solo della tradizione del presepe Ligure ma anche dei luoghi, degli anchi Oratori di San Giuseppe e SS. Trinità, N.S. Assunta e San Bartolomeo. Le magnifiche statuine settecentesche della scuola di A. M . Maragliano conservate nella sacrestia di Sant'Ambrogio e diversi spunti artistici. La poesia di Mario Traversi, presidente del Campanin Russu, ha accompagnato i "pellegrini" guidati da Lorenzo Grazioli e Simone Silvagno del Circolo Kairos.
Vivere il Santo Natale come con occhi stupidi dei bambini davanti al presepe; mistero che si rinnova dopo più di 2000 anni ancora oggi...

Notizie dalla Terra Santa - Parte II - da Varazze a Biet-Jala Betlemme







Come da precedente articolo-post sul viaggio in Terra Santa dei Pellegrini (circa venti) di Varazze- Savona, guidati da Vescovo Vittorio Lupi, Il Sindaco Giovanni Delfino e il Parroco don Giulio Grosso continuiamo nel racconto di tale “speciale” esperienza; non dimenticando il legame, non solo storico, soprattutto umano che lega la nostra Varazze a quella Terra. Partiamo dall’esperienza significativa: l’incontro con Betlemme- Beit Jala con cui Varazze è gemellata. Questo per rendere continuativo e significativo tale legame , rinsaldato dalla accoglienza famigliare che i nostri Amici ci hanno riservato.

In pochi giorni sono state molte le tappe fatte e soprattutto le persone , i volti,e le realtà conosciute.
La gioia dell’incontro con le comunità cristiane di Terra Santa è una esperienza unica. Non solo il percorso evangelico sulle orme di Cristo; la visita ai luoghi Santi più tradizionali quanto la storia dell’antico testamento. L’incontro vero con le comunità cristiane , quello il volto del nostro pellegrinaggio, un incontro con le Parrocchie, il Seminario, quelle le pietre vive di una Chiesa, costruita sulla roccia, dalla fede autentica, l’incontro con Cristo.
L’emozione ma direi ancora di più la commozione non è mancata.

Betlemme, Beit –Jala, Beit Sahur, l’incontro con i giovani , con la Parrocchia di Abuna Ibrahim, guidati da Don Mario Cornioli, toscano, ormai “Abuna” di adozione. È stato un po’ come essere in famiglia, a casa, non solo perché si sono rivisti amici e ragazzi che furono ospiti della nostra Varazze nel 2006 ma, l’accoglienza e l’amore, quello sono veri. Un seminario (istituito da Mons. Vallerga) Minore e Maggiore (circa 100 alunni) che non basta più, già rialzato di un piano, il prossimo anno si spera nel secondo. Poi la festa, la gioia, l’ordinata fila dei più piccoli che si affretta ad inchinarsi in un saluto “al Mutran “ (Vescovo); altrettanto ordinatamente salgono in cappella per la preghiera. Poi la cena coi i ragazzi più grandi, i seminaristi, i giovani diaconi e sacerdoti : vengono dalla Cis-giordania, dalla Giordania ma anche dal Libano e da Israele; pregano e studiano molto; alcuni parlano anche un buon Italiano , frutto degli studi in Latino e poi alla domanda quale il tuo filosofo preferito; in molti rispondono Sant’Tommaso d’Aquino.

La messa della domenica è la festa, il ritrovo di una famiglia, molti giovani,cantano e partecipano alla liturgia; la naturale continuazione è stato poi l’incontro e il pranzo nelle Famiglie; tutti insieme alla domenica, ai ragazzi più grandi, universitari chiedo cosa facessero quel giorno : la domenica si passa con la propria famiglia, dopo la Santa Messa tutti insieme; anzi ci si riunisce zii e cugini.
A Beit – Jala con cui Varazze è gemella l’incontro con il sindaco della città e lo scambio dei doni in comune con il sindaco di Varazze Prof Giovanni Delfino. Comune di Beit-Jala ove la presenza del legame con la nostra Varazze è tangibile : sala più bella per riunioni e conferenze è intitolata a Varazze con targa commemorativa a memoria del gemellaggio.

I Cristiani , per lo più palestinesi, che vivono i quei luoghi sono pochissimi, circa 1% della popolazione e mostrano al mondo la faccia più bella, testimoniano la loro fede autentica, semplice, in comunione famigliare. Accolgono tutti, basti pensare che molti ragazzi mussulmani studiano nelle scuole cristiane.

Certo Betlemme è proprio lì, a pochi chilometri da Gerusalemme, ma separata da essa, recisa dal muro, dove sono sempre i bambini e le donne i primi a rimetterci. Proprio in quella zona di Betlemme – Beit – Jala nella Cisgiordania (in tutto 40-50.000 abitanti) nascono più di 5.000 bambini all’anno. Buona parte degli abitanti sono cristiani (unico consistente insediamento rimasto). Poi nel mondo islamico, è vero, la donna non è un essere umano di pari dignità all’uomo, impossibile pensare a figli nati fuori dal matrimonio o matrimoni misti, ci si rimette la vita.
E i bambini ? Quelli nati da situazioni di cui sopra vengono accolti tra le braccia e le cura di tre suore , francesi ed italiane, della San Vincenzo de Paoli . Sono i figli della La Creche (la "culla"). L'orfanotrofio, che è una presenza storica di Betlemme, si è tradizionalmente occupato di accoglienza agli orfani. A partire da circa la metà degli anni '80 esso ha cominciato ad ampliare la propria missione, aprendosi ad accogliere i casi sociali di tutte le aree dell'Autorità Palestinese. Nel corso degli anni La Creche ha avuto un'evoluzione nella qualità dell'assistenza e dell'educazione, cresciute grazie a scelte accurate e lungimiranti operate dalla direzione che ha voluto porre al centro della propria attenzione la presa in cura dei bambini.
Gli spazi sono stati risistemati per creare degli ambienti ampi, gioiosi e accoglienti per i bambini e funzionali per il personale.
Una grande attenzione è stata posta alla preparazione del personale. Affinché i bambini possano avere accanto a loro figure che rimangono costanti nel tempo, la direzione dell'orfanotrofio ha operato la scelta di offrire al proprio personale le migliori condizioni di lavoro, permettendo in tal modo che il personale assunto sia incentivato a rimanere presso La Creche e dando quindi senso di stabilità ai bambini con la propria presenza. Sì certo quel lavoro che manca, che è difficile trovare in pochi chilometri quadrati, dopo la seconda intifada si sta tornando solo ora ad una certa “normalità”.
Un orfanotrofio, per i suoi piccoli ospiti, può essere un luogo che, pur offrendo cure premurose e attente da parte di personale qualificato, lascia i bambini isolati, separati dal mondo esterno. Proprio con l'intenzione di aprire la vita quotidiana dei piccoli a contatti con l'esterno, è stato creato un asilo aperto a tutti i bambini di Betlemme e dei villaggi vicini. Le famiglie lasciano durante la giornata i loro bimbi che svolgono le attività educative e i giochi insieme ai bambini dell'orfanotrofio, permettendo un reciproco scambio di arricchimento e condivisione.
Presso La Creche opera un assistente sociale che si occupa di curare i rapporti con le famiglie, specialmente riguardo ai reinserimenti dei bambini in famiglia e situazioni problematiche. Troviamo inoltre l’ambulatorio delle cure dentistiche, costruito con l’aiuto anche di molti medici italiani; anche qui Varazze “è ponte” con il volontariato e la presenza ciclica presso l’ambulatorio della amica Dott.ssa Laura Pesce che era tra i partecipanti al pellegrinaggio.
Nel corso degli anni sono state attivate proficue relazioni di scambio con le facoltà di pedagogia e di psicologia dell'Università di Betlemme, per favorire lo svolgimento di tirocini, di studi, nonché per valutare diagnosi dei singoli bambini in prospettiva di utili terapie.
Al fine sviluppare tutte le attitudini dei bambini e di stimolarli nel gioco e nell'apprendimento, l'orfanotrofio è stato dotato di numerose strutture quali laboratori, spazi gioco, giardini e anche di una piscina.
Lo sguardo è però triste, impotente, rassegnato, quello di sr Sophie , che nonostante l’età trova ancora la forza di andare avanti e dirigere questa importante struttura. L’islam non concepisce l’adozione vera, piena , quella in cui si può dare il proprio nome al bambino; resteranno sempre dei “bastardi”. E questo riempie il cuore di tristezza.
Ancora là in quella Betlemme Dio sembra rifiutato, sembra non esserci; proprio là dove per noi cristiani Cristo si fece carne. Ma in questo periodo vicino al Santo Natale, una riflessione. I primi che ricevettero l’annuncio furono i pastori, gli ultimi, i più semplici. Nel pensiero di Sant’Agostino il tema dell’incarnazione non può essere separato dalla Umiltà.. E' il segno che contraddistingue Cristo sin dal suo apparire nella grotta di Betlemme. Di fronte ad un Dio che si rivela nel segno dell'umiltà, l'uomo non può che spogliarsi di ogni segno di grandezza e di superbia. Agostino stesso lo ricorda nelle Confessioni (VII, 9, 13), riportando la propria esperienza: "In primo luogo Tu hai voluto farmi vedere come Tu ti opponi ai superbi e largisci la tua grazia agli umili; e con quanta misericordia hai additato agli uomini la via dell'umiltà, dal momento che il tuo Verbo si è fatto carne ed abitò in mezzo agli uomini". Solo chi segue la via dell'umiltà può riconoscere nel corpo di un bambino il Figlio di Dio.
Insediamenti israeliani che si affondano nella Cisgiordania, spaccando uno stato mai nato, controlli severi terranno Israele in una tensione-sicura ma, il problema che nuoce ad Israele non lo si trova al di là del muro di Betlemme. Quale Città unisce in sé più devozione, fede, culture ed odio di Gerusalemme al mondo? Credo nessuna. In una sua bellezza abbagliante, in una sua mistica spiritualità, racchiude in sé tutti i sentimenti dell’uomo, non sarà essa vero oggetto di alcune, se non molte, cose che accadono più a oriente…?
È stato l’incontro con le Pietre Vive di quella terra, quanti volte, persone, storie. Non un classico viaggio, né pellegrinaggio , qualcosa di più: una vera “visitazione” alle comunità cristiane, alle famiglie.
Il nostro racconto “a puntate” si concluderà la prossima volta….

Notizia di questi giorni in merito alla nomina del Parroco don Giulio Grosso Canonico Onorario del Santo Sepolcro: la cerimonia di vestizione e consegna delle insegne avrà luogo a Gerusalemme nella mattina del 10 aprile prossimo e sarà presieduta dal Patriarca Latino S.B. Mons Fouad Twal.

foto e test di Lorenzo Grazioli

martedì 12 gennaio 2010

Visita a Spotorno : sabato 23 gennaio "L'adorazione dei Pastori" opera del Piola

Prendendo spunto dall'emissione di Poste Italiane di un francobollo che celebra il dipinto "L'adorazione dei pastori" del Piola, si visiterà l'Oratorio dell'Annunziata di Spotorno dove è custodita la tela. Si unirà anche la visita alla parrocchiale, dove ci si ritroverà SABATO 23 GENNAIO alle 15:30 con la guida della dott.ssa Bottaro.

Necessaria la prenotazione entro giovedì 21
per info o contatti cckairos@libero.it

con il Patrocinio del Circolo Dialogos - Savona

lunedì 11 gennaio 2010

DIO OGGI. CON LUI O SENZA DI LUI CAMBIA TUTTO - Intervista a Marco Damonte al Convegno Internazionale CEI 10-12 dicembre 2009

Dal convegno internazionale organizzato dalla CEI a Roma
DIO OGGI. CON LUI O SENZA DI LUI CAMBIA TUTTO

Roma, 10-12 dicembre 2009. Auditorium di Via della Conciliazione, praticamente sotto la cupola di San Pietro. Un via vai maggiore del solito, tradisce un evento importante. Addirittura internazionale. È la prima volta che il segretariato del Progetto Culturale della Chiesa Italiana lancia un’iniziativa in grande stile come questa. Un convegno su Dio, sul ruolo che Dio ha nella cultura e nella società dei nostri giorni, dopo che le grandi ideologie del passato volevano sradicarlo, fino a decretarne l’inutilità, il danno, la morte. Ne parliamo con Marco Damonte, della nostra diocesi, che ha partecipato all’intero convegno in qualità di borsista del Centro Universitario Cattolico.
M.D. Premesso che i grandi eventi non mi entusismano particolarmente, devo riconoscere che l’idea di un convegno internazionale su Dio mi ha subito incuriosito, anche per i nomi dei relatori. Anche il titolo era accattivante, soprattutto se posto sotto forma di domanda: con Dio o senza Dio cambia tutto? Almeno qualcosa? Che cosa? Sono domande valide sia per un’intera cultura e un’intera società, ma anche per il singolo, per la vita di ciascuno. E il convegno è stato all’altezza di queste aspettative.
T.M. Potremmo partire da alcuni numeri? I freddi dati talvolta hanno l’efficacia di una fotografia!
M.D. 4 mezze giornate di lavori. 2500 iscritti. 1500 partecipanti per l’intera durata del convegno, provenienti da tutte le diocesi italiane e molti stranieri delle università romane. 7 incontri plenari. 2 momenti con ben 4 eventi in contemporanea. 60 tra relatori e moderatori. Uno sforzo organizzativo notevole, ma efficace.
T.M. Quale il filo rosso che ha tenuto insieme tutto ciò?
M.D. Il punto di partenza è un dato che riguarda l’uomo: è vero, come diceva già Agostino più di un illennio e mezzo fa che “il nostro cuore è inquieto finchè non riposa in Te”, cioè in Dio? L’inquietudine, la meraviglia, la voglia di fare, di sapere, di riscattarsi ha sempre accompagnato l’uomo e ha una radice religiosa. Dunque un secondo dato, storico: la modernità è riuscita a cancellare Dio dai vari aspetti della vita umana? Di fatto oggi le religioni sono tornate, nel bene o nel male, al centro del dibattito pubblico. L’interesse per le religioni e per la spiritualità aumenta, magari a scapito dell’appartenenza alle grandi tradizioni. Da qui la necessità di interrogarsi sul ruolo di Dio oggi.
T.M. Ci sono stati degli aspetti presi in considerazione in maniera particolare?
M.D. Tutti gli interventi sono riconducibili a quattro aree tematiche: il Dio della fede e della filosofia; il Dio della cultura e della bellezza; Dio e le religioni; Dio e le scienze. Ciascuna di essa è stata analizzata sotto diversi aspetti; per esempio nella sessione che ha trattato del rapporto tra Dio e bellezza si è parlato di letteratura, poesia, cinema, televisione (a partire dalla serie “Lost”), arti figurative, musica. Nella sessione su “Dio e le religioni” ci si è occupato del rapporto tra il cristianesimo e le altre confessioni, dei criteri con cui le varie religioni presentano la loro superiorità, del rapporto ambiguo tra religioni e violenza, del ruolo politico del cristienesimo nella società occidentale.
T.M. Insomma Dio ha cittadinanza in queste varie espressioni della cultura umana?
M.D. La risposta è sì, lo hanno ribadito i pensatori cattolici, ma lo hanno riconosciuto anche i pensatori dichiaratamente atei o sospettosi nei confronti del magistero della chiesa: non è mancato chi ha sostenuto l’inconsistenza della dottrina sociale della Chiesa. Un sì a tre livelli: storico, teoretico e pedagogico. Storicamente è un dato incontestabile che tutte le espressioni culturale dell’uomo siano state influenzate dalla religione. Per limitarmi ad alcuni esempi del cristianesimo, lo sviluppo dell’arte figurativa, la scienza galileiana moderna e il concetto di laicità alla base della democrazia sono di fatto emersi proprio in seno al messaggio evangelico, anche se poi si sono magari distaccati da esso. Il legame tra cultura e religione non è solo fattuale, ma è ben più profondo. La natura umana fatta a immagine e somiglianza di Dio ha sete di vero, di bene, di bello, di rapporti interpersonali, di giustizia. A livello pedagogico è possibile far emergere questa traccia di Dio, ora più labile, ora più evidente, da tutte queste dimensioni culturali, non appena ci si accorga di quella inquietudine da cui scaturiscono e di cui ho già accennato.
T.M. Sono stati offerti contributi originali al dibattito?
M.D. Scopo principale del convegno era fare il punto della situazione, cioè stabilire se e in quale misura la questione religiosa è rilevante per l’uomo contemporaneo, spesso stancamanente soddisfatto del progresso e della tecnologia. Non sono comunque mancati contributi significativi. Solo qualche esempio. Il filosofo Spaemann ha fornito nuove argomentazioni filoosfiche a sostegno dell’esistenza di Dio, quale quella a partire dalla “grammatica del futuro anteriore”. Brague ha proposto che il confronto tra le religioni non debba partire dall’autocomprensine di ciascuna di essa, ma da principi esterni: superiore rispetto alle altre sarà dunque quella religione che accetta di lasciarsi giudicare su piani diversi. La sessione su “Dio e le scienze” ha mostrato come le recenti scoperte fisiche e cosmologiche aprano lo spazio alla dimensione religiosa. La scienza non può, né deve dimostrare l’esistenza di Dio, come erroneamente tentano di fare alcune sette evangeliche americane, ma nel loro stesso riscontrare regolarità, proporzioni, esattezza, straordinarie coincidenze nell’ordine cosmico possono aiutarci a riscoprire il senso della creazione. Al rifiuto della teoria del “disegno intelligente” si è accmpagnato quello dell’ideologia evoluzionistica che, al di là della scienza, nega che l’evoluzione abbia un senso e rifiuta di interrogarsi sulla sua stessa possibilità.
T.M. Ci sono stati alcuninomi importanti e noti al grande pubblico?
M.D. Un evento del genere va apprezzato per gli argomenti proposti, non per quanto siano famosi i partecipanti. Chi va spesso in televisione, non ha tempo di fare ricerche serie! In ogni caso al tavolo dei relatori si sono presentati i cardinali Bagansco, Caffarra, Ruini e Scola; tra i nomi più noti Ravasi, Fisichella, Bignardi, Ferrara, Cacciari, Severino, Sequeri, Nowak e Coyne. In generale l’intero mondo accademico italiano era rappresentato.
T.M. Tutti d’accordo? Non si rischia un ribadire posizioni con poco senso critico?
M.D. Direi di no, il clima era sereno, seppure le posizioni presentate non erano univoche. Ciò è emerso con chiarezza nei temi bioetici quali aborto, eutanasia, trattamento dell’embrione e in quelli politici, sul ruolo pubblico che la Chiesa dovrebbe o meno avere.
T.M. Dibattito acceso, discussioni serie, temi interessanti. Ma quale ricaduta tutto ciò può avere nel concreto?
M.D. Nessuno è così ingenuo da aspettarsi delle ricadute nell’immediato. Piuttosto si tratta di tenere vive certe domande, far incontrare persone intellettualmente impegnate, proporsi come promotori di cultura, alta e senza aggettivi. L’opinione pubblica effettivamente appare distante, ma l’opinione pubblica non esiste; esistono persone alle quali si può parlare. Bisogna però avere aqualcosa da dire e avere gli strumenti adeguati per dirlo. Questo secondo aspetto è il più problematico, perché nell’epoca della comunicazione globalizzata ciò che fa notizia è l’evento di impatto, mentre il messaggio del vangelo è sconvolgente sì, ma silenzioso, sobrio, discreto, autentico.
T.M. Una battuta finale.
M.D. Per un ligure gli orari romani sono pressochè improponibili. L’ultima sessione alle 19:30 si prolungava almeno fino alle 21, cena ore 22:30…
T.M. Una battuta finale seria?
M.D. La presenza di così tante persone e il clima che si è creato hanno fatto sì che Dio non fosse solo l’oggetto delle discussioni, ma fosse il protagonista di quelle giornate. Solo la Sua presenza può dare la forza di interpretare e orientare il cammino dell’uomo di oggi. Un uomo in cammino, pellegrino del tempo e desideroso di assoluto.
T.M. E’ possibile ricavare un suggerimento pastorale da tutto ciò?
M.D. Forse. Se la pastorale non è una tecnica, ma un modo di rapportarsi alle persone, direi che linsegnamento di queste giornate può essere riassunto così. Il nemico da battere non è più l’ateismo, ma l’indifferenza; non è più il rifiuto di Dio, ma la superficialità del proprio atto di fede. Oggi, a differenza di ieri, non è la sete di Dio che manca, ma la conoscenza di Dio. Una conoscenza fatta di nozioni, di intelligenza, di amore.
Tommaso Metonda
SU INTERNET SONO DISPONIBILI IMMAGINI DEL CONVEGNO, BASTA CERCARE IL SITO UFFICIALE DELL’EVENTO SU GOOGLE, DOVE CI SONO ANCHE I TESTI DELLE RELAZIONI

Convocazione Assemblea Plenaria Iscritti 22 Gennaio 2010 ore 21

Vernerdì 22 Gennaio 2010 alle ore 21 presso la sede di via Carattino in Varazze
è convocata l'Assemblea degli iscritti , a questa sono invitati anche amici, simpatizzanti e aspiranti soci.

L'ordine del giorno prevede :
- relazione attività 2009
- bilancio 2009
- programmazione attività 2010
- programmazione attività interne e riunioni settimanali
- Conferma o rinnovo del Consiglio 2010-2011
- affiliazione ANSPI
- contributi e elaborazione progetti bandi
- Varie ed Eventuali

In tale occasione avrà inizio anche il TESSERAMENTO KAIROS - ANSPI 2010
per questo si avrà tempo sino a tutto febbraio e per i nuovi aderenti o interessati
è comunque possibile rivolgersi presso gli uffici parrocchiali di Sant'Ambrogio di via Carattino 22 o incontrarci presso gli stessi ogni venerdì del mese alle ore 21, disponibilità che rimane comunque per tutto l'anno!!!


Per ulteriori informazioni telefona ai : 019/97416; o scrivi a cckairos@libero.it

Contattarci potrà essere per te una “opportunità” di incontro, dibattito, partecipare ad organizzazione di eventi culturali, di musica , arte, cinema, e non per ultimo di crescita personale.

TI ASPETTIAMO!


venerdì 11 dicembre 2009

“Osservando la colomba eucaristica … riflessioni sull’avvento” Tiglieto 22 Novembre 2009



Il fervore di San Bernardo sull’avvento parte da quel versetto dei salmi che è illustrato con il columbarium eucaristico presente nell’abbazia di Tiglieto, “Mentre voi dormite tra gli ulivi, splendono le ali d’argento della colomba, le sue piume dai riflessi d’oro” salmo 67 versetto 18.
La prima ala della colomba è paragonata all’avvento di Cristo nella storia a Natale, proprio per celebrare questa considerazione dalla prima domenica di avvento in convento si recita cantato “A te innalzo i miei occhi vieni Signore in mio aiuto”.
Vieni Signore nella storia, il primo avvento nella storia è l’incarnazione, il verbo eterno che è Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero, si incarna nel ventre della Madonna, questo abbassamento di Gesù fino a noi, di Dio che per amore dell’uomo, che lo ha lasciato, si fa uno di noi.
Un amore profondo porta a fare qualunque cosa, quando si ama sul serio si è pronti a sacrificare tutto e questo sacrificio non pesa, se riusciamo a dimostrare alla persona che amiamo e magari ci riama la profondità di questo amore, qualcuno dei sacrifici fatti, siamo le persone più felici del mondo.
Così, se l’amore umano che è imperfetto, da’ questi risultati, si provi a pensare all’amore divino per la sua creatura, creatura che gli ha voltato le spalle.
E’ questo Amore che spinge il Padre a donare all’uomo la realtà più preziosa che ha, suo Figlio Gesù, il “suo Figlio prediletto”.
Ma se consegna Gesù sapendo che verrà crocifisso è forse un cattivo padre? Il Signore non è un despota che fa soffrire il figlio perché non vuol far soffrire la sua creatura, è per dimostrare fino a che punto ama la sua creatura, che dona suo figlio.
Con l’incarnazione contempliamo questo amore , questo dono del Figlio nella potenza dello Spirito Santo. Anche se la salvezza l’attribuiamo al Figlio, la creazione al Padre, la santificazione allo Spirito Santo, si manifestano sempre le tre persone, anche nella creazione c’è questo triplice intervento il Padre nel Figlio, attraverso la parola che è il suo verbo e che da la vita, attraverso il suo spirito che si libra sulle acque; nell’incarnazione il Figlio si incarna ma è lo Spirito Santo che prende possesso del grembo della Vergine Maria ,che con la sua umiltà contribuisce a conferire natura umana a Gesù, veramente figlio di Dio e figlio di Maria.
Conoscendo, infatti, quali sono i meccanismi che sottendono alla creazione della vita umana, si capisce come Gesù sia vero Dio e vero uomo, in tutto il suo essere e in tutte le sue cellule.
Ma c’ è un altro avvento ed è la seconda ala della colomba che rappresenta l’avvento di Gesù alla fine della storia, che si affianca all’avvento di Gesù nella storia.
E’ in questa luce, che la Chiesa raccomanda la vigilanza, per la fine di un mondo che non si sa esattamente quando sarà, una fine del mondo che per noi coincide con la fine della nostra vita.
Quando cessiamo di vivere nel tempo, e si passa la soglia della morte, secondo la teologia contemporanea avvengono già lì il giudizio particolare e il giudizio universale perché la persona entrando nell’eternità ritrova il suo corpo e il suo spirito.
Il momento in cui vi sarà il passaggio è ignoto a tutti, nessuno lo sa neppure gli angeli e il Figlio.
Abbiamo come un usufrutto della vita dal momento della nascita fino al momento della morte, momenti decisi da Dio, che non possiamo conoscere.
Quando, però, la vita è nelle nostre mani noi possiamo modificarla, con una vigilanza non paurosa, ma una vigilanza amorosa, che renda evidente un’attesa attiva, per noi che crediamo la morte non è altro che una porta che si apre sulla vera vita. Perché questa ,seppur bella e intensa è solo un assaggio.
Se siamo in grado di gradire e usare bene questo tempo, il Signore ha riservato per noi ben più grandi cose, il senso dell’attesa è proprio questo.
Infatti, Giovanni alla fine dell’Apocalisse, dirà che, cantano insieme lo Spirito e la Sposa ai piedi dello Sposo Gesù, la Sposa che attende lo Sposo, lo Spirito che mette sulla bocca dei presenti l’ inno “Vieni Signore Gesù”..nella nostra vita, non solo nel momento della morte.
C’è un ritornello che si ripete nell’Antico Testamento ma anche nell’Apocalisse, “Io sono l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine, Colui che è, che era e che viene”, non che sarà, è eterno come il padre, è entrato nel tempo e questo ingresso di Gesù nel tempo è anche nella vita di ciascuno di noi, nell’esistenza concreta di ciascuno, creando un avanti Cristo e un dopo Cristo nella vita di ognuno, facendo sperimentare la conversione, cambiando totalmente il modo di pensare.
Tra la prima ala, Gesù nella storia, e la seconda ala, Gesù alla fine della storia, c’è l’eucarestia, che è l’avvento di Gesù nell’oggi, nel tempo, questo unirsi della Sua persona alla nostra persona, questo avvento di Gesù nella eucarestia e nella storia collega il primo avvento all’ultimo”Egli è qui per te”perché nel sacramento dell’eucarestia, Gesù rinnova per te i momenti della sua passione, morte e resurrezione, nell’attesa della sua venuta.
Nella vita di tutti i giorni è necessario ripetere ,rinnovare i misteri di Gesù, come se li vivessimo oggi,.
Aiutati dall’anno liturgico si ripetono questi eventi non come commemorazione ma come memoriale, lo Spirito Santo sa abolire la via dello spazio e del tempo per immergerti totalmente nella storia ed ecco che nei giorni più importanti dell’anno non c’è solo una coincidenza generica , il 25 dicembre i pagani festeggiavano il sole, perché il giorni inizia ad esser più luminoso, il sole per i cristiano è Cristo e allora si fissa quella data per i memoriale della sua nascita, mentre l’avvenimento più importante la Pasqua coincide persino, con gli avvenimenti del passato, a giorni e a ore: la domenica delle Palme si ripete l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, il giovedì santo si celebra l’ultima cena alla sera, il venerdì santo la passione di Gesù alle tre, la notte del sabato la veglia pasquale in attesa della resurrezione. Una chiesa che insegna al cristiano facendo fare delle esperienze.
Questo per dire che l’avvento del Signore è per noi e quindi l’attesa deve essere una condizione dell’esistere, anche di fronte alle situazioni più dolorose, soprattutto perché è nel dolore e nella persecuzione che la Chiesa viva ha trovato la sua forza, mentre nell’agio e nell’abitudine si assiste all’allontanamento e al raffreddamento del fervore.
oggi, si assiste ad una stanchezza cristiana, non aiutata da una società che spesso lascia liberi di credere, ma emargina, permettendo che la comunicazione sociale disegni il credente come lo sprovveduto, non in grado di essere demiurgo della sua vita, presentando un eroe quasi mai religioso, che si fa giustizia da solo, i suoi diritti in autonomia.
La condizione vera dell’essere oggi cristiano è di dare la vita fino in fondo, sia pagando con la propria vita quello in cui si crede, ma anche, in modo meno cruento, cercando di essere controcorrente, combattendo quei valori che appaiono essere contrari all’insegnamento di Cristo, ai quali, però, spesso ci si lascia andare.
E’, quindi necessaria questa vigilanza amorosa dell’avvento, questo accogliere Gesù che viene nella nostra vita, aspettare facendo, vivendo concretamente i misteri di Cristo e soprattutto realizzare una vera conversione.
Una conversione intesa Dantescamente come una discesa negli inferi del nostro io, chiamando i nostri limiti e i nostri peccati per quello che sono, un’estrema sincerità ed una estrema conoscenza di noi stessi, dei nostri sentimenti, dei nostri atteggiamenti.
Una volta riconosciuti chi siamo, che non si può fare senza una Grazia particolare del Signore, dobbiamo specchiarci in Cristo per vedere se i nostri sentimenti, i nostri atteggiamenti , il nostro essere, concorda o discorda con l’essere, i sentimenti, l’atteggiamento di Cristo: questa è sia una discesa agli inferi ma anche una purificazione. Se io ho il coraggio di strappare da me tutte le cose contrarie a Cristo e sostituirle con i suoi sentimenti , io sono già in Paradiso, perché non sono più io che vivo ma Cristo che vive in me.
Ci vuole tutta una vita per una conversione autentica: non è il momento di passaggio dall’incredulità alla fede, ma è l’assimilarci a Gesù, che si rende possibile perché si è fatto uno come noi.
La vera conversione è assumere i sentimenti, gli atteggiamenti e tutti i modi di fare che Cristo avrebbe se fosse me ne mio tempo e con l’avvento nell’eucarestia si ha il momento più alto di questa unione, Gesù stesso diventa me ed io divento lui, quando mi unisco al suo Corpo e al suo Spirito.

Il Segretario - Francesca Craviotto

mercoledì 2 dicembre 2009

Varazze - Beit - Jala . Notizie dalla Terra Santa Don Giulio Grosso, nominato Canonico Onorario del Santo Sepolcro di Gerusalemme






È un ponte lungo quasi mille anni quello che si consolidato la settimana scorsa tra Varazze e Beit – Jala. Tra il 14 ed il 21 novembre una delegazione ha fatto visita alla Città della Palestina, del comprensorio di Betlemme, che dal 2006 ha stabilito rapporti stretti d’amicizia con la Città di Varazze, gemellaggio che ha visto negli ultimi anni numerose collaborazioni ed opere.
Nell’estate 2006 un gruppo di circa quaranta scout palestinesi cristiani di Beit – Jala fu ospite della cittadina rivierasca, a consolidamento del legame ed in ricambio delle visite ufficiali già precedentemente effettuate da delegazioni varazzine. In quei giorni i ragazzi hanno potuto visitare tutta la riviera, partecipare ad eventi o fare cose mai viste o immaginate prima : prendere il treno o tuffarsi nel mare.
Da allora si sono svolte molte iniziative di beneficenza a supporto di alcuni progetti che le Parrocchie cittadine ed il Comune stanno portando avanti. Occasioni anche per conoscersi meglio, saperne di più… capire. Fin dagli inizi molte associazioni hanno operato per questi eventi, serbano ricordo splendido in particolare della visita dei giovani di Beit – Jala : soprattutto l’Azione Cattolica ed il Circolo Culturale “Kairos”.
In occasione della Festa Patronale di Santa Caterina di quest’anno, 30 aprile scorso, fece visita a Varazze il patriarca emerito di Gerusalemme Michel Sabbah.
Era il 1139 quando il Vescovo savonese di allora , Ardizio, faceva atto di donazione della chiesa varazzina ad Ansellino, vescovo della Chiesa di Betlemme che si era “rifugiato” a Varazze. Stabilì la loro sede nella antica chiesa di San’Ambrogio , già esistente, ai piedi della collina di “Tasca”.
Da allora le testimonianze di queste presenza (si pensa per circa tre secoli – sino al 1424) sono rimaste e molte. Basti pensare all’ospedale cittadino (oggi RSA) che ha conservato attraverso i secoli il nome di Santa Maria in Bethlem; fondato dai monaci ospitalieri; primo “centro organizzato” di assistenza per ammalati , poveri e sofferenti.
Molto della storia è ancora a noi celato e la distanza nel tempo ne dirada le testimonianze ma, diversi sono i segni lasciati, ed il legame è continuato nei secoli….
Primo Patriarca Latino dell’era moderna fu Giuseppe Vallerga (1814-1872), la cui famiglia proveniva da Alpicella, sulle alture di Varazze. Missionario in oriente ricevette il difficile incarico nel 1847 da Papa Pio IX. Diene subito inizio ad un grande progetto di rinnovamento : costruì case, orfanotrofi, il nuovo ospedale, la chiesa cattedrale ed il seminario. Ancora oggi Padre Vallerga è ricordato da tutti gli abitanti con grande affetto e riconoscenza.
La delegazione guidata dal Vescovo di Savona Mons. Vittorio Lupi, dal Sindaco di Varazze Prof. Giovanni Delfino e dal Parroco di Sant’Ambrogio don Giulio Grosso ha avuto modo di conoscere meglio la situazione di quelle Terre, compiendo nel corso della settimana una “vera visitazione” alle comunità cristiane
Nelle prossime settimane,a puntate, avremo modo di raccontare quanto visto e vissuto con le esperienze e le testimonianze dei presenti.
Prima notizia, tra le ufficialità, che giunge da Gerusalemme è stata la nomina, in data 15 novembre, del Parroco Don Giulio Grosso a Canonico Onorario del Santo Sepolcro di Gerusalemme, secondo decreto n. 57 del 2009 del Patriarca, Sua Beatitudine Mons. Fouad Twal.
Al termine della Santa Messa domenicale delle ore 10, nella Chiesa di Beit-Jala, il cancelliere del Patriarcato latino, Mons. William Shomali, ha dato lettura del documento : la motivazione è legata all'amore e la devozione dimostrata per la Terra Santa da parte del Parroco. Grande applauso e particolare affetto è scaturito verso il sacerdote, e con lui per tutta la delegazione varazzina-savonese (con particolare menzione per il lavoro svolto della Sig.ra Adele Locatelli).
Al termine della Celebrazione, molto partecipata dalla comunità, i sacerdoti celebranti, guidati da Mons. Vittorio Lupi, hanno salutato i presenti sul sagrato della Chiesa, condividendo momento di festa, di musica e d'incontro.
Successivamente i partecipanti al pellegrinaggio, circa venti persone, sono stati ospiti a pranzo nelle famiglie degli amici di Beit - Jala/ Betlemme. Momento migliore non poteva concludere la partecipazione comune alla Santa Messa e consolidare un rapporto d'amicizia vero. Accoglienza più che famigliare quella riservataci. Grazie al Parroco Abuna Ibrahim Shomali.
Il riconoscimento al Can. Don Giulio Grosso,oltre che per il suo lavoro, va a tutta la comunità di Varazze e ne siamo felici. Il prossimo anno sarà fissato momento ufficiale per la vestizione da parte del Patriarca di Gerusalemme.
Come circolo Culturale Kairos, non possiamo che congratularci con il Nostro Presidente, porgere i nostri più sentiti auguri....e allora ad multos annos....Rev.do Domino Mons. Julio Grosso!

foto e testo di Lorenzo Grazioli

la Chiesa Parrocchiale di Beit-Jala


Festa al termine sul sagrato

Mons. Vittorio Lupi, Vescovo di Savona Noli ed il Can. Giulio Grosso ascoltano le testimonianze dei presenti sul sagrato.
Gerusalemme- il Patriarca Emerito Mons. Michel Sabbah ed il Parroco don Giulio Grosso



domenica 8 novembre 2009

La Carità di un Medico - Giuseppe Massone



Il 28 novembre alle ore 17, nell’aula consiliare del Comune di Varazze, in occasione dell’undicesimo anno dalla scomparsa di Giuseppe Massone, si terrà un incontro in suo ricordo nel corso del quale verrà presentato il libro di Paola Massone, la nipote,
Giuseppe Massone - la carità di un medico edito dalla S.Paolo.
Saranno presenti, oltre alle autorità civili e religiose cittadine, il vicario vescovile don Andrea Giusto, il giudice Adriano Sansa, il provinciale dei Carmelitani scalzi padre Giustino Zoppi e la probabile partecipazione del giornalista Enzo Melillo di RAI3 Liguria.

Biografia nata da un’esigenza forte, stimolata dall’interesse sempre più ampio e diffuso suscitato dalla figura di Giuseppe Massone, un medico che riconosceva nel paziente e nel fratello sofferente l’identità del Cristo.
Un’identità alla quale aveva conformato anche il suo agire in ogni ambito in cui le sue attività politiche e sociali, la sua professione ed i suoi interessi culturali o di fede lo avevano portato.

La vita di un uomo che ha lasciato un grande ricordo dove ha vissuto per il modo competente e generoso con cui aveva esercitato la sua professione di medico, per il suo impegno politico e sociale e soprattutto per la testimonianza della sua fede coerente e operosa.

Il 12 novembre di quest’anno saranno gli 11 anni dalla morte di Giuseppe Massone(1910-1998); domenica 29 novembre alle ore 10.30 nel cimitero cittadino vi sarà la traslazione delle spoglie nella Cappella cimiteriale dei frati minori Cappuccini che con affetto e riconoscenza accolgono lui, terziario francescano, nella grande famiglia di S.Francesco; presente il Provinciale dei Cappuccini padre Francesco Rossi che celebrerà la Santa Messa; giorno di memoria proprio dei Santi Cappuccini.

L’11 dicembre, presso la Sala Vasè della Società Operaia Cattolica “N.S. della Misericordia” in via Famagosta, 4 a Savona, per il ciclo “incontri con l’autore”, sarà ospitata Paola Massone che presenterà la biografia di Giuseppe Massone da lei curata.

“Wittgenstein, Tommaso e la cura dell’intenzionalità” di Marco Damonte - Genova mercoledì 18 novembre



Ci congratuliamo con il nostro amico e tesoriere Prof Marco Damonte che presenterà la sua pubblicazione “Wittgenstein, Tommaso e la cura dell’intenzionalità”
mercoledì 18 novembre alle ore 16:30 presso la biblioteca del Dipartimento di filosofia Via Balbi, 4 Genova
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Il testo è intitolato “Wittgenstein, Tommaso e la cura dell’intenzionalità”, edito dalla Mef di Firenze. Ne discuteranno il professor Mario Micheletti, docente di filosofia morale presso l’Università di Siena e la professoressa Montecucco, docente di filosofia della mente presso l’ateneo genovese moderati dal professor Carlo Lupi, direttore dell’Istituto di scienze religiose di La Spezia.
Il saggio mette a confronto il pensatore domenicano vissuto nel medioevo con il filosofo novecentesco, nato in Austria e insegnante a Oxford sul tema della conoscenza. Un viaggio intellettuale a cavallo di due epoche e due orizzonti, con importanti risvolti nel dibattito e nella cultura contemporanea. L’autore varazzino sta attualmente continuando questa ricerca grazie ad una borsa di studio del Centro Universitario Cattolico di Romam oltreche il Dottorato di Filosofia presso la stessa Università di Genova.