giovedì 19 agosto 2010

L'estate non scaccia il pensiero 2010 - VIII ed - Saperi e Sapori da Alpicella alle Vecchie Mura

L’estate non scaccia il pensiero – VIII Edizione
Saperi e Sapori ad Alpicella e all’interno delle vecchie mura


Saperi e sapori: non un mero gioco di parole, ma un suggestivo accostamento tra cultura culinaria e saperi scientifici proposto dal Circolo Culturale Kairos di Varazze i prossimi martedì 31 e sabato 4 settembre 2010.
Dopo il successo dello scorso anno, “Saperi e sapori nel medioevo a Varazze” sarà il filo conduttore della VIII edizione de “L’estate non scaccia il pensiero”, manifestazione ormai tradizionalmente attesa da residenti e ospiti della cittadina rivierasca. Nelle due serate sarà proposta la degustazione di alcune specialità cucinate secondo ricette d’epoca della tradizione ligure, accuratamente selezionate.
La prima serata avrà come protagonista la frazione di Alpicella, una tra le più ricche di storia. Nel suo territorio sono infatti stati effettuati scavi che attestano la presenza umana in epoca preistorica. Ne rimane testimonianza in un suggestivo museo recentemente rinnovato, la cui visita sarà guidata da alcuni soci dell’Associazione Amici Museo Archeologico Alpicella. Successivamente si potrà visitare la chiesa parrocchiale con opere d’arte di un certo interesse, compresi gli altari marmorei provenienti da Genova e l’organo da poco restaurato. Tale frazione ha dato origine a diversi protagonisti della storia locale e non solo; la sua posizione strategica quale passaggio obbligato per il Beigua l’ha resa nel passato non troppo remoto un luogo davvero importante. Visto il gemellaggio tra Varazze e Beit Jala in Terra Santa, verrà presentata e sottolineata la figura di mons. Vallerga, prima Patriarca Latino di Gerusalemme a fine Ottocento, la cui famiglia era per l’appunto oriunda di Alpicella.
Per questo appuntamento il ritrovo è alle 18:30 sulla piazza IV Novembre, centro della frazione, comodamente raggiungibile in auto o con i mezzi pubblici.
La seconda serata sarà invece un gradevole ritorno. Ancora una volta si propone la visita all’interno delle Vecchie Mura nel centro di Varazze, alle pendici della Collina di Tasca, il nucleo più antico e meglio conservato della “Varagine medievale”. L’occasione è il restauro, ormai terminato, di alcuni locali adiacenti all’antica torre campanaria del vecchio S. Ambrogio, poi rialzata a diventare torre di guardia. I restauri verranno presentati sotto il profilo architettonico e quello pittorico da parte della dott.ssa Patrizia Bianchi che ne ha letteralmente le mani in pasta di calce e affini. Verrà inoltre presentato il CD edito per Amadeus delle Lamentazioni della Settimana Santa, inedito di Francesco Antonio Vallotti, registrato in esclusiva durante la scorsa edizione del Festival di Musica Sacra.
Entrembe le serate consentiranno la visita di angoli caratteristici e altrimenti accessibili con difficoltà. Si presentano pertanto quali opportunità da cogliere al…. volo! Il Campanin Russu assicurerà la sua presenza con la lettura di suggestive poesie composte in italiano e dialetto dai membri del sodalizio.

La manifestazione, curata dal Circolo Culturale Kairos, si avvale della collaborazione del Comune di Varazze, della Parrocchia Collegiata di S. Ambrogio, della Parrocchia S. Antonio Abate di Alpicella, del Campanin Russu, del Circolo ACLI di Alpicella, dell’Associazione Amici Museo Archeologico Alpicella e della ditta Archièo”. La partecipazione è a offerta libera. Per prenotazioni e informazioni è possibile contattare i numeri 328-4259455, 3291507206, consultare il sito http://circoloculturalekairos.blogspot.com o scrivere a cckairos@libero.it

PROGRAMMA


MARTEDI’ 31 AGOSTO 2010
Ritrovo in Piazza IV Novembre ad Alpicella ore 18.30
Dalla preistoria al Patriarcato Latino di Gerusalemme
In collaborazione con Associazione Amici Museo Archeologico Alpicella
e con Circolo ACLI - Alpicella

SABATO 4 SETTEMBRE 2010
Ritrovo in Piazza Sant’Ambrogio ore 18.30
Saggi di restauri : racconti dalle Vecchie Mura
Presentazione del recupero a cura della dott.ssa Patrizia Bianchi
In collaborazione con Archièo S.r.l.

mercoledì 11 agosto 2010

Jalla, seminaristi !

Jalla, Beit Jala! Era il titolo apparso su questo mensile esattamente quattro anni fa, quando erano stati ospiti della Città di Varazze 33 scout di etnia araba e religione cristiana della città di Beit Jala, con cui la città rivierasca è gemellata da diversi anni. Le iniziative legate a questo gemellaggio continuano con costanza, come di tanto in tanto appare anche dalle colonne della stampa locale: annunci di viaggi, resoconti di pellegrinaggi, interviste, raccolte di fondi… Luglio 2010 ha segnato una nuova, importante tappa dell’amicizia con i cristiani di Terra Santa. Da sabato 10 a lunedì 12 luglio sono stati infatti accolti un gruppo di seminaristi del seminario maggiore, l’unico seminario del Patriarcato Latino di Gerusalemme, fondato con lungimiranza dall’oriundo alpicellino Mons. Vallerga a metà del XIX secolo. Proprio questa circostanza ha spinto i seminaristi, durante un pellegrinaggio in Italia, che ha visto tra le altre tappe Roma, Firenze e Torino, a fermarsi nella nostra città, in questo periodo un po’ distratta dai “bagnanti”, ma non per questo meno ospitale. Potremmo darvi un resoconto più o meno dettagliato delle tre giornate trascorse a Varazze, della rinnovata sinergia tra le diverse associazioni per l’occasione; potremmo ricordare i momenti conviviali all’Oratorio Salesiano, nella sede degli alpini, nel giardino della canonica, nel ricevimento organizzato dal Comune, in piazza ad Alpicella, in spiaggia; potremmo descrivere la loro emozione nell’aver toccato per la prima volta il l’acqua salata del mare o nell’aver osservato alcuni nostri comportamenti occidentali...; ma forse è opportuno ricordare altri aspetti della loro permanenza. Quale il senso profondo? L’obiettivo era quello di far trascorrere alcuni giorni sereni a dei seminaristi, dopo un anno di dura preparazione al sacerdozio, un sacerdozio che nelle zone della Terra Santa ha un significato particolare. Come si è potuto constatare dialogando con i ragazzi e con i sei “Abuna” (Don) che li accompagnavano, la consapevolezza di essere seminaristi nell’unico seminario Latino del Medio oriente è carica di responsabilità. Prepararsi a diventare uomini di Dio in mezzo a Ebrei e Mussulmani non è facile. In quanto di etnia araba sono spesso inviati come responsabili di comunità in zone di frontiera, dove i mussulmani li tollerano proprio in quanto arabi. Basti pensare che tra gli ex rettori e gli ex professori del seminario, molti sono stati nominati Vescovi in paesi islamici, sia del Medio Oriente, sia del Nord Africa. Si tratta poi di diventare uomini di pace in zone di conflitto, violenza, soprusi, dove il grido della giustizia deve essere sempre unito alla prudenza e la denuncia va fatta evitando ritorsioni. Il loro essere cristiani e la loro fedeltà a Roma sono vissute come appartenenze di profonda libertà. Come spesso avviene le difficoltà spronano, rendono più decisi, limano le titubanze e fanno vivere la propria specifica vocazione con la dovuta radicalità. Lo abbiamo constatato in un giovane seminarista di Beit Jala, nostro ospite quattro anni fa; lo abbiamo constatato il mese scorso in una giovane coppia di sposi in viaggio di nozze anch’essa ospite di Varazze quattro anni fa. Le loro testimonianze sono importanti per i nostri giovani che, seppur non “bamboccioni”, fanno certo fatica a scegliere, distratti dalle comodità superflue che la nostra società pro- e im-pone.
Difficile e forse inutile fare confronti tra loro e “noi”: la differenza numerica con i componenti del seminario diocesano è palese; la mancanza di un seminario minore, scontato per loro, disarmante; lo studio dei classici quali Tommaso d’Aquino per loro, distanti dalle mode, ovvio. Una metafora forse può essere d’aiuto. Se di un albero loro rappresentano le radici (la loro terra è quella scelta dal Figlio di Dio per incarnarsi) e se noi siamo i frutti di quell’albero (la cultura cristiana in Europa), forse dobbiamo ammettere con umiltà che negli ultimi decenni i frutti sono maturati molto, fino a marcire. Ma l’albero è saldo e le radici forti fanno sperare in nuovi frutti.
Insomma, è stato possibile incontrare giovani vivaci, pieni di voglia di vivere, seminaristi motivati e consapevoli….. E allora: JALLA! cioè ANDIAMO! Chi li ha accompagnati glielo ha ripetuto sovente come esortazione a proseguire una visita, ad esplorare una zona… fino a diventare un motto e un augurio. ANDIAMO insieme incontro ad un futuro migliore, da costruire anche con sacrificio.
di Marco Damonte

sabato 17 luglio 2010

SVELATO IL BARBAGELATA ed alcune note iconografiche


Don Giulio Grosso svela ai presenti il restaurato polittico


Attesa e curiosità hanno tenuto sospesi i numerosi presenti martedì sera, nella chiesa Collegiata di Sant’Ambrogio a Varazze durante la presentazione dell’intervento di restauro, da poco concluso, sulla importante opera cinquecentesca del Barbagelata.
Serata introdotta dal Prof. Marco Damonte, tesoriere del Circolo Culturale Kairos, e pro-nipote proprio di Mons. Calandrone che operò per il recupero dell’opera a metà del secolo scorso. Hanno portato il loro iniziale saluto le autorità presenti, a cominciare da Mons. Vescovo Vittorio Lupi, il Parroco di Sant’Ambrogio Can. Giulio Grosso e dal Sindaco di Varazze, a nome della amministrazione, Prof. Giovanni Delfino ricordando come proprio il 13 luglio il calendario fissa memoria del “nostro” Beato Jacopo.
Menzionati tutti gli enti patrocinatori e che hanno collaborato all’evento, necessaria la sinergia di diverse figure coinvolte, a comunicare da chi ha lavorato per il restauro dell’opera: la Diocesi di Savona – Noli , Ufficio Beni Culturali, con la Parrocchia di Sant’Ambrogio, la Soprintendenza ai beni artistici della Regione Liguria, il laboratorio del restauratore Nino Silvestri, la Compagnia San Paolo di Torino che ha compartecipato con la Parrocchia alla non indifferente spesa d’intervento; Il Circolo Culturale Kairos con il Centro Studi Jacopo da Varagine, i Padri Domenicani di Varazze e la Parrocchia dei Santi Nazario e Celso. Vera propria sinergia necessaria come da programma per poter al meglio onorare la memoria del Beato Jacopo, nostro compatrono e tale importante evento storico-artistico.
Intervento del dott. Paolo Pacini dell’ Ufficio Diocesano Beni Culturali, “conservare e presentare l’arte sacra oggi”, il quale ha introdotto ai presenti la realtà e le modalità a cui fare riferimento per poter avviare interventi simili, la necessità di rifarsi correttamente e puntualmente agli uffici competenti, il prezioso operato dei Parrocci, così come anche dei laci per il mantenimento di tale nostro immenso patrimonio artistico, la procedura per avviare richiesta di contributi e la collaborazione con la Soprintendenza, anche in tempi di scarsità di risorse economiche, indispensabile per la messa in opera degli interventi, riqualificazione e “ricerca” storico-artistica.
Successivamente, coadiuvato da proiezione digitale, il dott. Massimo Bartoletti, della Soprintendenza ai beni storici, artistici ed etnoantropologici della Liguria , trattando il tema “Giovanni Barbagelata e la pittura tra fine XIV e XV secolo” ha ripercorso con numerose e significative immagini l’evoluzione artistica del Barbagelata, cominciando dal Polittico dell’Annunciazione a Calvi in Corsica, confrontandone la mano con alcuni contemporanei, le linee pittoriche e tratti caratteristici. L’occasione del restauro è stata anche opportuna per recuperare in Soprintendenza la storia della vicissitudini dell’importante Polittico, che fu veramente “ritrovato” e che si può dire colga nella serata di martedì 13 luglio una nuova riscoperta. L’importante opera giunse però alle soglie del XIX secolo pressoché abbandonata e dimenticata. Nel corso del secolo fanno testimonianza le lettere inviate dallo storico Giovanni Patrone, nel 1929 e 1935, alla Regia Soprintendenza (Liguria-Piemonte-Valle d’Aosta), nelle quali segnala e riporta la presenza delle tavole, disgiunte, in particolare del centrale San’Ambrogio. Immagini immortalate all’epoca per l’editore Sansoni di Firenze. Il panello centrale, individuato singolarmente, fu sottoposto ad un intervento di restauro per essere esposto, l’appurata la paternità – firma – del Barbagelata accese quindi nuovamente l’interesse per la magnifica opera, riconoscendone i tratti. Si giunge così alla storia degli ultimi sessant’anni, passata la furia della guerra, per interessamento di Mons. Francesco Calandrone nel 1949 si sottopose a intervento di restauro l’intera opera, disposto dalla Soprintendenza alle Gallerie ed Opere d’Arte della Liguria. Restauratore fu il Fiscali. Del lavoro di restauro se ne occupò il prof. Gian Vittorio Castelnovi della detta Soprintendenza.
Lo stesso Castelnovi nella sua relazione del 1951 : “nell’ambito della più arcaicizzante tradizione ligure, la sua personalità è caratterizzata da modi rudi ma schietti ed incisivi; le sue figure sono costrutte e tornite come statue, i panneggi hanno consistenza e rigidezza metalliche… in particolare la figura di S. Ambrogio in trono ricalca quella della tavola di S. Nicolò a Pietra Ligure, di due anni precedente, anch’ essa probabilmente comparto centrale di un polittico; in quest’ultima il segno è meno incisivo e le figure di minore solidità e nitidezza. Il polittico di Varazze denuncia quindi notevoli progressi rispetto al suo predecessore di Pietra Ligure ed è considerato uno dei massimi capolavori del Barbagelata.” Immagine di san Nicola, molto simile a quella di Sant’Ambrogio, con la quale lo stesso dott. Bartoletti si è apprestato a chiudere il suo documentato quanto interessante intervento.
La parola è passata allora al restauratore genovese Nino Silvestri, ha illustrato le fasi del restauro. Partendo dalla situazione in cui versava l’opera prima dell’intervento, le parti più danneggiate ed esposte, ha ricordato come non solo manca della tavola centrale del registro superiore ma anche della cornice e pertanto le tavole vennero in passato ridimensionate. Le gravi fessurazioni, la rigida intelaiatura, così come si usava in passato, che ha però reso fisse le tavole, ingabbiando il legno nei suoi naturali assestamenti. Ha illustrato ai presenti le tecniche più sofisticate per lo studio dei colori, naturali, a raggi UV e le micrometriche operazioni di campionamento. Le fasi della pulitura e del ritrovato splendore. Il Silvestri ha inoltre evidenziato l’importanza dell’ambiente in cui è collocata l’opera, della temperatura-riscaldamento, tasso d’umidità ed illuminazione, ormai a fronte delle recenti acquisizioni non più trascurabili per una corretta conservazione.
Il Frate Predicatore, Fra Giacomo Grasso, ha concluso la serie degli interventi , con il tema “ S. Ambrogio secondo Jacopo da Varagine”, esempio di presentazione di un importante Santo da parte dell’Arcivescovo genovese, partendo dal significato etimologico del nome “Ambrogio” . Non atto tanto allo stupore narrativo dei miracoli, nella prima parte, quanto poi allo stile di vita. “Ambrogio era molto austero. Digiunava tutti i giorni, tranne il sabato e domenica, nonché nelle grandi feste. Ebbe grande carità. Quanto aveva lo dava alle chiese e i poveri, senza serbare nulla per sé. Umile e laborioso scriveva di sua mano le sue opere, finché glielo permise la salute. Nell'apprendere la morte di un sacerdote o di un vescovo li piangeva soprattutto perché lo avevano preceduto e avevano lasciato un vuoto”. Chiamato ad essere Vescovo quando non era nemmeno ancora battezzato ma solo catecumeno, Ambrogio, così come lo raffigura il Barbagelata con il flagello , “combatté” l’eresia ariana. Tipico della sintesi domenicana, Jacopo da Varagine, conclude elencando otto motivi validi per lodare Sant’Ambrogio.
Al termine, i presenti trasferiti in fronte alla Cappella di Sant’Ambrogio, hanno potuto mirare il Polittico in tutto il suo ritrovato splendore, accolto da applausi mentre il Parroco Don Giulio Grosso procedeva nello “svelamento”.


Al termine sulla piazza di Sant’Ambrogio le signore della Azione Cattolica hanno potuto offrire gelato artigianale de “i Giardini di Marzo”.

Anche la contemplazione del bello, l’arte, sia essa figurativa o musicale, susciterà rinnovata preghiera e stupore nel pellegrino che troverà da oggi in Sant’Ambrogio opera splendida che a più di cinque secoli di distanza ha saputo ancora “dirci” qualcosa.

Saluti di SER Mons Vittorio Lupi introduzione di Marco Damonte


Il Parroco di Sant'Ambrogio Can Giulio Grosso


Il Sindaco di Varazze Prof. Giovanni Delfino


Dott. Paolo Pacini - Ufficio Beni Culturali Diocesi Savona-Noli


Dott. Massimo Bartoletti - Soprintendenza Regione Liguria



Il Restauratore Nino Silvestri


Fra Giacomo Grasso o.p. - Convento di Varazze




altre foto su galleria di http://www.ponentevarazzino.com/

Note iconografiche
Al termine alcune considerazioni sulle figure dei santi rappresentati nel Polittico, composto ad oggi da Nove tavole.
Sicuramente più noti nella classica rappresentazione artistica le figure maschili del registro inferiore (da sinistra verso destra) : San Giovanni Battista, San Pietro Apostolo, Sant’Ambrogio in trono – centrale - , San Paolo Apostolo, San Gerolamo.
Meno note le figure femminili del registro superiore per le quali, vista la curiosità suscitata al termine della presentazione, dedichiamo qualche riga di discussione, rimandando per cultori ed appassionati a specifici testi di agiografia, ricordando come la Legenda Aurea sia pietra miliare nella lettura e nella rappresentazione artistica dell’iconografia dei Santi.
Da sinistra verso destra:
La prima figura, cui nella stessa relazione del 1951 il Prof. Castelnovi poneva il punto interrogativo (?), per alcuni Sant’Agnese per altri Santa Dorotea, fa pendere per quest’ultima l’attribuzione più probabile. Infatti Dorotea nacque a Cesarea, città della Cappadocia, presumibilmente da famiglia cristiana e benestante. Di fatti fin da bambina si distingue per le opere di carità, straordinaria saggezza e purezza di cuore. Si era durante la persecuzione di Diocleziano. L’inquisitore volle subito esaminare Dorotea per vedere se era cristiana e, fattala prendere, la fece condurre al suo cospetto, ordinandole di sacrificare agli dei. Di fronte al rifiuto fermo e ripetuto di Dorotea, Sapricio la minacciò ponendola di fronte agli strumenti di tortura, ma la fanciulla non ebbe nessuna paura. Alla fine furono tutti stanchi di quell’incrollabile tranquillità e i giudici emisero la sentenza di morte per decapitazione, cosa che la fanciulla accolse con gioia, ringraziando Cristo che la chiamava alle sue nozze.
Quando la Santa fu davanti al ceppo del boia, chiese di poter avere un breve tempo per poter pregare e in quel mentre ecco che appare accanto a lei un fanciullo bellissimo che portava un cestello dove erano tre mele freschissime e belle e tre splendide rose. Ecco le rose raffigurate nel Polittico che ne adornano il capo , a volte anche frutta e la palma simbolo del martirio. Dorotea protegge in particolare, per la vicenda del cesto di fiori e di frutti, coloro che coltivano frutta e fiori, giardinieri, fiorai e quanti lavorano con fiori e frutta.
Per la sua purezza e l’offerta del cesto con frutta e fiori meravigliosi è patrona delle spose novelle, e dei giovani sposi in genere. Martire nel 284 d.c. circa.

A seguire a seconda da sinistra Santa Margherita d’Antiochia, a cui lo stesso Beato Jacopo dedica alcune pagine. Nasce nel 275 ad Antiochia di Pisidia. Il padre Edesimo o Edesio era sacerdote pagano, per questo ruolo la famiglia di Margherita spiccava per agiatezza e nella vita sociale e religiosa della città. Margherita presumibilmente rimane orfana di madre dai primi giorni di vita, tanto che il padre la affida ad una balia che abita nella campagna vicina.
La balia segretamente cristiana, educa Margherita a questa fede e quando ritenne che fosse matura la presentò per ricevere il battesimo. Tutto ciò avvenne, ovviamente, ad insaputa del padre.
Siamo durante il periodo delle persecuzioni scatenate da Massimiano e Diocleziano, Margherita crescendo apprendeva la storia di eroismi dei fratelli di fede, irrobustiva il suo spirito ispirandosi al Vangelo, si sentiva decisa ad emulare il coraggio dimostrato dai cristiani davanti alla crudeltà delle persecuzioni e nelle sue preghiere chiedeva di essere degna di testimoniare la sua fedeltà a Cristo.
Il padre ignaro di tutto ciò decide di riprendere la figlia ormai quindicenne presso la sua casa di Antiochia. Margherita però non gradiva gli insegnamenti pagani e dopo poco tempo rivelò al padre di essere cristiana. Per tale motivo, il padre non esitò a mandarla via di casa, quindi Margherita ritornò dalla sua balia che l'accolse. In campagna Margherita si rese utile pascolando il gregge e per le altre necessità che si presentavano; essa dedicava molto tempo alla preghiera. Un giorno mentre conduceva le pecore al pascolo, Margherita, venne notata da Oliario, nuovo governatore della provincia; appena la vide rimase colpito dalla sua bellezza e ordinò che gli fosse condotta dinnanzi.
Dopo un lungo colloquio il governatore non riuscì nell'intento di convincere Margherita a diventare sua sposa, essa si dichiarò subito cristiana e fu irremovibile nel professare la sua fede. Il governatore, dopo un lungo interrogatorio, alle risposte di Margherita, controbatte con la flagellazione e l'incarcerazione.
Secondo la tradizione, in carcere a Margherita appare il demonio – così come è raffigurato nel Polittico del Barbagelata, simbolo della tentazione maligna, sotto forma di un terribile drago, che la inghiotte, ma lei armata da una croce che teneva tra le mani, squarcia il ventre del mostro sconfiggendolo. Da questo fantastico episodio, nacque nella devozione popolare quella virtù riconosciuta a Margherita, di ottenere, per la sua intercessione, un parto facile alle donne che la invocano prima dell'inizio delle doglie. (fonte Carmelo Randello)
Dopo un breve periodo di carcere, Margherita è sottoposta ad un nuovo martellante interrogatorio davanti a tutta la cittadinanza, anche in quest'occasione, essa non esita a proclamare a tutti la sua fede e l'aver dedicato a Cristo la sua verginità. Ancora una volta viene invitata ad adorare ed offrire incenso agli dei pagani, ma lei si rifiuta e menziona il brano del vangelo di Matteo dicendo "quando sarete dinnanzi a magistrati e ai presidi, non vi preoccupate come o che cosa dovete rispondere, perché lo Spirito del Padre vostro, che sta nei cieli, parlerà per voi".
Mentre tutti osservavano quanto stava succedendo, una forte scossa di terremoto fece sussultare la terra e apparve una colomba con una corona che andò a deporre sul capo di Margherita.
Questo fatto prodigioso, le affermazioni di Margherita, il suo rifiuto delle pratiche pagane e le molte conversioni che avvennero, mandarono su tutte le furie il governatore che emise la sentenza di condanna per Margherita: "Venga decapitata fuori della città".
Margherita fu decapitata il 20 luglio 290 all'età di quindici anni. Ecco nell’opera la il simbolo della palma del martirio.

Proseguendo verso sinistra Santa Marta.
L’iconografia di Marta è strettamente legata a quella della sorella, Maria Maddalena. Nei vangeli Marta appare in due occasioni: la prima volta quando, con la sorella Maria, riceve nella loro casa il Signore; una seconda volta Marta appare alla morte e alla risurrezione di Lazzaro. Quando il Signore arriva a Betania, Marta è la prima a levarsi per riceverlo e ode il solenne avvertimento di Cristo “Io sono la Risurrezione e la Vita”. Vuole quindi trattenere il Signore che chiede l’apertura del sepolcro di Lazzaro: “Signore, già puzza, perché è morto da quattro giorni”.
La ritroviamo infine solo al banchetto di Betania, dove non parla e si limita a provvedere al servizio della tavola.
Se la preoccupazione degli artisti nel ritrarre la Maddalena è stata prevalentemente quella di mettere in risalto la bellezza, a scapito talvolta della spiritualità e della religiosità, nelle raffigurazioni di Marta si è accentuato il carattere austero della figura, dandole un certo carattere statico.
Poche sono le immagini che ce la propongono in modo diverso dalla severa matrona in vesti quasi monacali, con il viso fermo, circondato dal soggolo bianco, tanto simile a centinaia di altre sante.
Il dragone vinto e l’aspersorio, così come nel Polittico di sant’Ambrogio in Varazze, assume a volte le più strane fogge, compaiono in moltissime raffigurazioni. Il motivo del drago vinto è tanto comune nell’iconografia dei santi. Lo stesso Jacopo da Varagine le dedica un racconto nella sua Legenda Aurea definendola come “colei che ospitò cristo”.

Ultima figura femminile da destra verso sinistra del registro superiore è Santa Barbara.
Nacque a Nicomedia nel 273. Si distinse per l'impegno nello studio e per la riservatezza, qualità che le giovarono la qualifica di «barbara», cioè straniera, non romana. Tra il 286-287 Barbara si trasferì presso la villa rustica di Scandriglia, oggi in provincia di Rieti, al seguito del padre Dioscoro, collaboratore dell'imperatore Massimiano Erculeo. La conversione alla fede cristiana di Barbara provocò l'ira del padre Dioscoro. Culto che fin dall’antichità fu assai diffuso, tanto in Oriente quanto in Occidente; invece, per quanto riguarda le notizie biografiche, si possiedono scarsissimi elementi: il nome, l’origine orientale, con ogni verisimiglianza l’Egitto, e il martirio. La leggenda, poi, ha arricchito con particolari fantastici, a volte anche irreali, la vita della martire: si tratta di particolari che hanno avuto un influsso sia sul culto come sull’iconografia.
Il padre di Barbara, Dioscuro, fece costruire una torre, classico elemento iconografico della Santa cui si rifà anche il Barbagelata, per rinchiudervi la bellissima figlia richiesta in sposa da moltissimi pretendenti. Ella, però, non aveva intenzione di sposarsi, ma di consacrarsi a Dio. Prima di entrare nella torre, non essendo ancora battezzata e volendo ricevere il sacramento della rigenerazione, si recò in una piscina d’acqua vicino alla torre e vi si immerse tre volte dicendo: “Battezzasi Barbara nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Per ordine del padre, la torre avrebbe dovuto avere due finestre, ma Barbara ne volle tre in onore della S.ma Trinità (così come nella tavola del politico). Il padre, pagano, venuto a conoscenza della professione cristiana della figlia, decise di ucciderla, ma ella, passando miracolosamente fra le pareti della torre, riuscì a fuggire. Nuovamente catturata, il padre la condusse davanti al magistrato, affinché fosse tormentata e uccisa crudelmente. Il prefetto Marciano cercò di convincere Barbara a recedere dal suo proposito; poi, visti inutili i tentativi, ordinò di tormentarla avvolgendole tutto il corpo in panni rozzi e ruvidi, tanto da farla sanguinare in ogni parte. Durante la notte, continua il racconto seguendo uno schema comune alle leggende agiografiche, Barbara ebbe una visione e fu completamente risanata. Il giorno seguente il prefetto la sottomise a nuove e più crudeli torture: sulle sue carni nuovamente dilaniate fece porre piastre di ferro rovente. Una certa Giuliana, presente al supplizio, avendo manifestato sentimenti cristiani, venne associata al martirio: le fiamme, accese ai loro fianchi per tormentarle, si spensero quasi subito. Barbara, portata ignuda per la città, ritornò miracolosamente vestita e sana, nonostante l’ordine di flagellazione. Finalmente, il prefetto la condannò al taglio della testa; fu il padre stesso che eseguì la sentenza. Ecco anche a Santa Barbara associata la Palma del Martirio. Subito dopo un fuoco discese dal cielo e bruciò completamente il crudele padre, di cui non rimasero nemmeno le ceneri.
L’imperatore Giustino, nel sec. VI, avrebbe trasferito le reliquie della martire dall’Egitto a Costantinopoli; qualche secolo più tardi i veneziani le trasferirono nella loro città e di qui furono recate nella chiesa di S. Giovanni Evangelista a Torcello (1009). Il culto della martire fu assai diffuso in Italia, probabilmente importato durante il periodo dell’occupazione bizantina nel sec. VI, e si sviluppò poi durante le Crociate.

di Lorenzo Grazioli Gauthier

sabato 3 luglio 2010

13-18 LUGLIO CELEBRAZIONI IN ONORE DEL BEATO JACOPO DA VARAZZE


Festa del Beato Jacopo da Varagine compatrono della Città
Il Polittico di Sant’Ambrogio si svela dopo il restauro


Il 13 luglio è il giorno in cui il calendario fissa la memoria del Beato Jacopo da Varagine, più illustre figlio di questa terra. Compatrono della Città in cui il culto ne è antichissimo, prima ancora della definitiva canonizzazione avvenuta solo nel 1816 per volontà di Pio VII, in ringraziamento della amicizia ed accoglienza che il popolo Varazzino gli riservò durante la prigionia savonese.
Anche quest’anno particolari celebrazioni ed eventi per la solenne ricorrenza.
Proprio martedì 13 luglio alle ore 20.45 nella Chiesa Collegiata di Sant’Ambrogio verrà “svelato” in tutto il suo ritrovato splendore e con le sorprese che i secoli hanno celato, il restaurato Polittico di Sant’Ambrogio opera di Giovanni Barbagelata. Realizzazione artistica delle più importanti che adornano la chiesa madre di Varazze e presenti sul nostro territorio comunale. Precederà in Sant’Ambrogio, sempre martedì 13 giorno della memoria liturgica del Beato Jacopo, la Santa Messa alle ore 18 presieduta da SER Mons. Vittorio Lupi Vescovo diocesano che a seguire si intratterrà con la comunità varazzina per la presentazione del Polittico.
Interverranno nel corso della serata le autorità civili e religiose, il Vescovo Mons. Vittorio Lupi, il Parroco Don Giulio Grosso ed il Sindaco Giovanni Delfino. Proiezione d’immagini delle fasi del recupero e storia della magnifica opera con gli interventi del dott. Paolo Pacini dell’ Ufficio beni Culturali della Diocesi di Savona-Noli, del dott. Massimo Bartoletti della Sovraintendenza per i beni storici ed artistici della Liguria e del restauratore genovese Nino Silvestri e Fra Giacomo Grasso o.p.. Il restauro è stato fortemente voluto dal Parroco Don Giulio Grosso e reso possibile dal contributo della Compagnia San Paolo di Torino. Hanno collaborato all’evento il Circolo Culturale Kairos – A.N.S.P.I. ed il Centro Studi Beato Jacopo.
Il Polittico, realizzazione più importante di questo pittore del quale si hanno notizie dal 1481 al 1508, è “firmato” e datato 1500, andando a costituire all’epoca opera per l’altare maggiore della Collegiata. Rimosso nel 1790 per far posto alla statua marmorea dell’Assunta di Francesco Schiaffino, il polittico venne smembrato e le varie tavole (in origine 10) vennero collocate nelle diverse cappelle, nella sacrestia, qualcuna finì persino nel magazzino attiguo al campanile.
Il recupero di questo capolavoro si deve a Mons. Francesco Calandrone che, raccolte e riordinate in sacrestia le varie tavole, provvide nel 1950 a farle restaurare dalla Soprintendenza alle Gallerie ed Opere d’Arte della Liguria. Restauratore fu il Fiscali. Del lavoro di restauro se ne occupò il prof. Gian Vittorio Castelnovi della detta Soprintendenza.
Nel 1960, per iniziativa dell’allora parroco can. Tomaso Botta, durante i lavori di riordino della chiesa , venne dedicata a Sant’Ambrogio una cappella ed in essa venne ricomposto il prezioso polittico.
Il Polittico è oggi costituito da nove tavole, della forma originaria avranno fatto sicuramente parte una predella, una tavola centrale mancante, forse una cimasa e la cornice. Raffigura al centro Sant’Ambrogio in trono tra due angeli, a sinistra i Santi Giovanni Battista e Pietro, a destra i Santi Paolo e Gerolamo; nell’ordine superiore, a mezzo busto, le Sante Agnese, Margherita d’Antiochia, Santa Marta e Barbara. Figure rappresentate così come la tradizione ed in particolare i racconti della Legenda Aurea ce li hanno consegnati.

Per le funzioni religiose Santa Messa Solenne in Sant’Ambrogio Domenica 18 luglio alle ore 18, animata dalle corali cittadine di Sant’Ambrogio e San Domenico. Saranno presenti alla festa patronale gli amministratori comunali – in Sant’Ambrogio la Capella del Beato Jacopo, lato sinistro del transetto, è “di Città” – i religiosi e religiose , l’ordine dei Frati Predicatori, confraternite, associazioni e il popolo di Dio tutto per ringraziare il Signore di aver donato alla nostra Città cotanto Figlio i cui insegnamenti e scritti sono tesoro prezioso anche oggi.

di Lorenzo Grazioli Gauthier

lunedì 28 giugno 2010

Sant'Ambrogio dalla Legenda Aurea, errata corrige et alia

All'inizio dello scritto ho segnalata l'edizione critica del "Mazzone", legasi Giovanni Paolo Maggioni. L'ed. del testo critico, solo in latino, è del 1998, Firenze, Sismel- Edizioni del Galluzzo. Quella con tr. italiana coordinata da Francesco Stella, è, presso lo stesso editore con la Biblioteca Ambrosiana, del 2oo7. Prezzo...197 euro.
Nel racconto di Jacopo su sant'Ambrogio va aggiunta una finale più ampia.Eccola: Ambrogio va lodato per diversi motivi.Primo, per la generosità verso i poveri, ai quali distribuiva quanto aveva. All'Imperatore che gli chiedeva di dargli la basilica, rispose, e si legge nel Decreto, XXIII, q. VII, che se fosse stata sua avrebbe potuto dargliela, ma era dei poveri. Secondo, per la purezza. Era vergine e di lui scrive san Girolamo che non solo dava lode alla verginità ma la viveva lui stesso. Terzo, per la solidità della fede. Egli si oppose all'Imperatore dicendo che gli avrebbe tolto prima la vita che la fede. Quarto, per il desiderio del martirio. All'ufficiale di Valentiniano che gli mandò a dire che se non avesse consegnata la basilica avrebbe avuta tagliata la testa, rispose che sarebbe stato lieto di avere su di se tutti i mali che si facevano alla Chiesa, accogliendo nel martirio il desiderio di sangue dei persecutori. Quinto, per l'assiduità della preghiera. Ambrogio si difendeva dall'ira della regina, facendo penitenza col digiuno e le veglie, pregando presso l'altare prendeva Dio come aiuto. Sesto, nell'abbondanza delle sue lacrime. Lacrime per il peccato degli altri, quando confessava, piangeva sui peccati altrui (lo scrive Paolino nella Vita di Ambrogio), Piangeva quando sapeva della morte di qualcuno. Avrebbe voluto morire lui. Le lacrime erano l'unica sua difesa dai Goti, e pensava che questo dovesse essere l'atteggiamento dei sacerdoti. Settimo, nella sua coraggiosa fermezza. Essa si manifestò in tre maniere. Prima: difesa della verità cattolica. Seconda:nella difesa della libertà della Chiesa. E su questo Jacopo si dilunga, essendo problema aperto tra i Papi e l'Imperatore Federico II. Terzo: fermezza nel condannare il vizio e l'iniquità. Anche qui Jacopo inserisce un lungo paragrafo per evidenziare la possibilità che hanno i sacerdoti di escludere gli Imperatori dal diritto di fare quel che vogliono,anche il male. Ottavo, fu uomo da onorare per la sua dottrina. E' dottrina profonda, è salda e solida, è elegante e bella. Lo lodano così sia san Girolamo che sant'Agostino cui Ambrogio suggerì di adattarsi sempre agli usi della Chiesa in cui arrivava, per non scandalizzarsi e non scandalizzare. Lo lodò per la sua dottrina anche l'eresiarca Pelagio.
fra Giacomo Grasso, o.p.

Il modo di presentare un santo da parte del B. Jacopo da Varagine

Tra i santi che Jacopo inserisce nella sua Legenda Aurea, che per umiltà l'Autore chiama Legende Sanctorum, c'è sant'Ambrogio cui è dedicata la Collegiata di Sant'Ambrogio di Varazze. La Legenda sistema la festa del santo (questo almeno per il manoscritto più attendibile criticamente, come ha dimostrato il Mazzoni), non già tra la festa di san Nicola e quella di santa Lucia, ma molto più in là, dopo Pasqua. Leggiamo, in sintesi, quel che Jacopo scrive.

Il santo era fanciullo quando un sciame di api gli entrò in bocca. Quandogli uscì fuori salì verso il cielo, e non si vide più. Il padre, si chiamava Ambrogio anche lui, disse che se non moriva da bambino sarebbe diventato qualcuno. Il giovane Ambrogio, vedendo che madre e sorella baciavano la mano ai preti, chiese alla sorella che gli baciasse la mano, dicendo che ora lo faceva per gioco, ma un tempo gli avrebbero baciato veramente la mano. Dopo aver studiato lettere a Roma, fu così abile che l'imperatore Valentiniano lo mandò a governare la Liguria e l'Emilia. Giunse a Milano e non c'era vescovo e la gente rissava perchè c'erano cattolici e ariani. Dalla folla si udì un ragazzo che disse che fosse eletto vescovo Ambrogio. L'idea fu accolta. Ma Ambrogio non ne voleva sapere, Si recò in Tribunale dove, contro ogni sua abitudine, fu molto severo. Il popolo non desistette, Andò a casa sua e fece arrivare delle prostitute per scandalizzare il popolo. Il popolo non cambiò idea e disse che le colpe di Ambrogio le avrebbero prese loro. Allora cercò di raggiungere il Ticino. Sbagliò strada e si ritrovò a Nilano. L'imperatore, che nel mandarlo gli aveva detto che doveva comportarsi con la gente non come un giudice ma come un vescovo, fu molto contento della decisione dei milanesi. Così Ambrogio, che era ancora catecumeno, pur avendo ancora una volta tentata la fuga, fu battezzato e dopo otto giorni ordinato vescovo. Quando, dopo quattro anni, tornò a Roma, sua sorella gli baciò la mano e Ambrogio le ricordò quel che le aveva detto da giovane.

In una città vicina bisognava eleggere un vescovo. L'imperatrice Giustina avrebbe voluto un ariano, Ambrogio un cattolico. Mentre lui era in chiesa seduto su un seggio, una donna ariana salì da lui, cercando di trascinarlo verso donne che lo avrebbero picchiato e scacciato dalla chiesa. Ambrogio la rimproverò perché aveva maltrattato un sacerdote. Il giorno dopo la donna morì, e Ambrogio si recò alla sua sepoltura. Questo atteggiamento di carità lo mise in una bella luce di fronte a tutti.

Tornato a Milano,dovette subire tutto quello che l'imperatrice Giustina gli tramava contro. Un uomo, della parte di Giustina, prese una casa vicino alla chiesa, preparò una quadriga per rapire il vescovo e portarlo in esilio. Ma prima di rapirlo fu mandato lui in esilio, e Ambrogio, per carità si sobbarcò il mantenimento. A Milano c'erano molti indemoniati. Secondo Giustina e molti altri ariani, era gente pagata da Ambrogio. Improvvisamente un ariano divenne indemoniato e diceva che Ambrogio era nella verità. Gli ariani lo uccisero. Un ariano che odiava i cattolici, ascoltava una predica di Ambrogio e vide che un angelo gli parlava all'orecchio . Si convertì subito. Uno stregone evocava i demoni e li mandava da Ambrogio. I demoni tornavanoindietro perché casa e chiesa di Ambrogio erano riparati da una barriera di fuoco. Un uomo, istigato e pagato da Giustina, penetrò nella stanza dove dormiva Ambrogio con un pugnale. Alzò il braccio per colpirlo: rimase paralizzato. Gli abitanti di Tessalonica avevano compiute delle colpe nei confronti dell'Imperatore. Ambrogio aveva convinto l'Imperatore al perdono. Ma gente della Corte insistette per un castigo e l'Imperatore fece uccidere molte persone. Ambrogio lo venne a sapere e quando l'Imperatore cercò,a Milano, di entrare in chiesa glielo impedì. Allora l'Imperatore disse che Davide era stato un adultero e un omicida. Rispose il santo che se l'Imperatore aveva seguito Davide nel male,doveva seguirlo anche nella penitenza. Un giorno, per strada, Ambrogio inciampò e cadde. Uno che lo seguiva cominciò a ridere. Ambrogio gli disse che essendo in piedi stesse attento anche lui a non cadere. Cadde subito e cominciò a lamentarsi. Un altro giorno si recò nel palazzo di un magistrato, di nome Macedonio per intercedere per un accusato. Le porte erano chiuse. Non poté entrare. Ambrogio disse che Macedonio non sarebbe potuto entrare in chiesa anche se le porte erano aperte. E così fu.

A questo punto Jacopo, nel racconto, cambia argomenti. Non più miracoli, ma lo stile di vita. Ambrogio era molto austero. Digiunava tutti i giorni, tranne il sabato e domenica, nonché nelle grandi feste. Ebbe grande carità. Quanto aveva lo dava alle chiese e i poveri, senza serbare nulla per sé. Umile e laborioso scriveva di sua mano le sue opere, finché glielo permise la salute. Nell'apprendere la morte di un sacerdote o di un vescovo li piangeva soprattutto perché lo avevano preceduto e avevano lasciato un vuoto.

Sant'Ambrogio è in viaggio verso Roma.Arriva, e si ferma, in una bella villa. Il proprietario gli dice che la sua vita è stata sempre felice, con molti soldi, molti servi, molti figli e nipoti, tutto gli è sempre andato bene. Allora Ambrogio dice ai suoi accompagnatori: "Andiamo via subito per non incorrere nell'ira di Dio". Partono, ed ecco che quella villa viene colpita, si aprì una voragine e tutto scomparve in essa. Segno della misericordia di Dio verso chi non ha, e della sua ira verso chi ha avuto solo felicità in vita. Di quella voragine si dice sia rimasto il segno.
Ambrogio si rendeva conto che l'avarizia cresceva continuamente tra i funzionari e i dignitari della Chiesa. Se ne lamentò coi suoi e disse che sarebbe rimasto con loro solo fino alla domenica di Risurrezione. Pochi giorni prima di Pasqua, mentre dettava il commento al salmo 40, chi scriveva vide del fuoco che si posava sul volto di Ambrogio e vi entrava come si entra in una casa. Il volto di Ambrogio divenne splendente. Da quel giorno Ambrogio non dettò più nulla e si ammalò. Il conte d'Italia era preoccupato della morte di Ambrogio e chiese ai nobili di andare da lui per chiedergli di ottenere da Dio un prolungamento della vita. Andati si sentirono rispondere che lui era vissuto tra loro senza motivo di vergognarsi, ma che non aveva timore di morire perché è buono il Signore. Intanto quattro diaconi si erano riuniti per decidere chi fosse degno di succedere ad Ambrogio. Sottovoce e in luogo lontano dalla stanza di Ambrogio fecero il nome di Sempliciano. Al che Ambrogio a voce molto alta disse: "E' vecchio, ma è il più degno". I diaconi restarono atterriti ed elessero vescovo, dopo la morte di Ambrogio, proprio Simpliciano. Onorato, vescovo di Vercelli, aspettava la notizia della morte di Ambrogio, ma stanco si addormentò. Ad un tratto fu svegliato da una voce che lo chiamava per dirgli che Ambrogio stava per morire. Partì subito da Vercelli per Milano ed arrivò in tempo per portargli la santa comunione. Come l'ebbe ricevuta Ambrogio stese le mani come in croce e spirò.
Portarono il suo corpo in chiesa. Molti bambini dissero ai loro genitori di aver visto Ambrogio sul suo seggio, o mentre saliva al cielo, o con una stella sulla testa. Un prete che era ad un banchetto con molti altri, diceva calunnie contro Ambrogio. Cadde a terra fulminato. Così a Cartagine.Erano riuniti tre vescovi e uno denigrò sant'Ambrogio. Poco dopo compì la stessa azione per la quale aveva denigrato il santo. Non si preoccupò della cosa e dopo poco morì tragicamente.
Breve commento: come si vede Jacopo non dà importanza ai miracoli in se stessi (il miracolismo superstizioso era diffuso in quei tempi), ma per il significato pedagogico che hanno. Al centro del racconto si evidenziano le virtù di Ambrogio vescovo, in tempi nei quali non raramente i vescovi e i preti davano buon esempio. Ed è esempio di austerità e di povertà. Presenta il vescovo Ambrogio come predicatore cui è un angelo a suggerire le parole. E' un altro avvertimento a vescovi che ben poco predicavano, pur essendo i soli che dovevano farlo. Proprio per questo, del resto, era stato fondato l'Ordine dei Frati Predicatori, o Domenicani.
fra Giacomo Grasso, o.p.

venerdì 18 giugno 2010

Conclusa l'ottava edizone del Festival di Musica Sacra



Il Concerto serale di domenica 13 giugno ha chiuso l'ottava edizione del Festival di Musica Sacra - Città di Varazze. Come da programma serata dedicata alle musiche di J.S. Bach eseguite da Coro Polifonico Corradi - Solisti di Genova, Soprano A. Buono, Basso G. Patrone, Direttore e Solista D. Ippolito.
Come ogni anno la Direzione Artistica della manifestazione affidata al Maestro Francesco Mancuso. Al Circolo Kairos, ringraziando tutti quanti per la partecipazione e collaborazione, gli Enti Regione Liguria e Comune di Varazze, Parrocchia di Sant'Ambrogio ed Oratori cittadini di San Bartolomeo e San Giuseppe, non rimane che rinnovare l'invito per la Musica Sacra a giugno 2011!

Nelle Foto momento della serata del 31 maggio nell'oratorio di San Bartolomeo in Varazze.

Lamentazioni del Profeta - numero speciale di Amadeus per le musiche di Vallotti registrate a Varazze nell'Oratorio dell'Assunta lo scorso maggio 2009




Da aprile è in edicola il numero speciale di Amadeus - Elite - con allegato doppio CD della registrazione inedita delle
"LAMENTAZIONI PER LA SETTIMANA SANTA" di FRANCESCO VALLOTTI per soli e orchestra d'archi.

La registrazione è avvenuta nell'Ortatorio di Nostra Signora Assunta di Varazze lo scorso 25-29 maggio 2009 nell'ambito della Settima Edizione del Festival di Musica Sacra curata, come ogni anno, dal Circolo Kairos.

Nostra particolare soddisfazione poter apprezzare la magnifica registrazione e ritrovare su pubblicazione di autorevoleissima rivista d'esperti menzione della nostra collaborazione, delle Città di Varazze che storia speciale la lega alla musica e articolo su Festival di Musica Sacra di Marco Damonte.

Per appassionati e cultori l'appuntamento è allora in edicola o possono chiedere info presso il medesimo Circolo Kairos.

ulteriori info http://www.amadeusonline.net/rivista.php?ID=1270031699

lunedì 17 maggio 2010

FESTIVAL DI MUSICA SACRA 2010 30 maggio - 13 giugno



Si riconferma per l’ottavo anno consecutivo una realtà solida e di prestigio quella che vedrà dal 30 maggio al 13 giugno ospitare a Varazze il Festival Internazionale di Musica Sacra.

Era infatti nel giugno 2003 che, per la prima volta, la cittadina rivierasca inaugurava nella Collegiata di Sant’Ambrogio l’evento musicale, portando fin da subito l’impronta di internazionalità, competenza ed esperienza che l’appuntamento pensato richiedeva.
Storica è la sensibilità cittadina per la “Grande Musica” che, unita alla sacralità, ritrova nell’antica e splendida Collegiata sua più alta espressione: di spiritualità, di storia, di arte e di musica.

La Parrocchia è dedicata proprio a S. Ambrogio che da pastore della diocesi di Milano introdusse per primo nella celebrazione dell’Eucarestia l’antifona, ossia la musica. L’occasione gli fu data quando le truppe imperiali, istigate dagli ariani, tentarono di occupare una delle due basiliche di Milano. Ambrogio ed i suoi fedeli vi si rinchiusero e per confortarli il vescovo introdusse l’uso di cantare inni sacri da lui composti. Lo stesso Sant’ Agostino fu mosso alla conversione aiutato dalla bellezza di quella musica : “quanto piansi per la commozione , assistendo agli inni echeggianti nella tua chiesa!…”.

Stessa sensibilità verso questa forma d’arte, mosse più di otto anni fa gli organizzatori ed i sostenitori dell’evento; coordinato e fortemente voluto dal Circolo Culturale Kairos - ANSPI , nella persona del suo presidente Rev.do Can. Giulio Grosso, Parroco della chiesa varazzina che da subito ha messo a disposizione mezzi, passione e grande impegno; il Comune della Città e la Regione Liguria , quali sponsor e patrocinatori dell’evento.

Non da ultimo ma, quale primo artefice, del Festival varazzino, il Direttore Artistico, Maestro Francesco Mancuso, dal cui incontro ed amicizia con il circolo Kairos è potuto nascere l’evento. Noto musicista genovese – vedi http://www.francescomancuso.org/ - , si occupa della parte musicale ed organizzativa, forte di numerose conoscenze internazionali nei più prestigiosi teatri, auditori e cori europei. Il maestro Mancuso può vantare, seppur giovane, già una lunga e brillante carriera con esperienza di studio e formazione pianistica presso il Mozarteum di Salisburgo e l’Ecole Superieure de piano di Gilbert Cock di Martigny – Svizzera; carriera puntellata da eventi internazionali di primo piano in Europa come in Argentina.

Così il Prof. Marco Damonte, tesoriere del Circolo Culturale Kairos : “Per questa ragione in questa ottava edizione del Festival di Musica Sacra – Città di Varazze sono ben due gli appuntamenti musicali inseriti in messe d’orario. Il primo appuntamento, l’apertura del Festival, consisterà proprio nell’inserimento dei canti gregoriani durante la celebrazione liturgica delle ore 18. La domenica seguente la messa delle ore 11 verrà animata da un gruppo strumentale. Gli organizzatori, con otto anni di esperienza alle spalle, hanno deciso di accollarsi un rischio non da poco: il canto professionale all’interno della liturgia. Un tempo era usuale e auspicato perché favoriva la preghiera; oggi l’uso della tradizione musicale potrebbe, al contrario, essere fonte di distrazione per alcuni. Si tratta di recuperare il gusto dell’ascolto e di lasciarsi coinvolgere al di là della partecipazione attiva. L’augurio è che tale novità possa impressionare piacevolmente i fedeli; l’obiettivo è quello di mettere la musica al servizio della celebrazione.
L’attenzione tutta particolare riservata alla musica strettamente liturgica, lascerà il campo alla musica sacra con l’omaggio a Bach nel concerto conclusivo, quando si potranno ascoltare I Corali tratti dal suo vasto repertorio sacro. Il sacro a sua volta lascerà spazio alla sacralità e i luoghi diventeranno due Oratori della città, quello di S. Giuseppe, centralissimo, e quello di S. Bartolomeo, nel quartiere del Solaro.”



Visto il successo delle precedenti edizioni, si rinnova anche quest’anno l’appuntamento estivo, all’insegna della grande musica, dei grandi maestri e di note che da secoli uniscono in un unico vibrare le Cattedrali d’Europa.

lunedì 3 maggio 2010

Scienza e religione sono incompatibili? " Con meraviglia di fronte alla realtà" di Marco Damonte secondo premio Fondazione Prof. Paolo Erede

La risposta di un varazzino all’interrogativo della Fondazione Paolo Erede

Scienza e religione sono incompatibili?

Per il terzo anno consecutivo la Fondazione Prof. Paolo Michele Erede, con sede a Genova, ha bandito un concorso con l’intento di far riflettere giovani studiosi su un argomento d’attualità. Quest’anno il tema è atato posto sottoforma di domanda: scienza e religione sono incompatibili? Tra i partecipanti anche Marco Damonte, nostro tesoriere, che ha inviato uno scritto dal titolo Con meraviglia di fronte alla realtà, meritandosi così il secondo premio. Abbiamo incontrato il neo-Dottore di ricerca in Filosofia (ha discusso la sua tesi di Dottorato lo scorso 31 marzo) per cercare di capire il succo delle sue riflessioni, certi che i suoi “titoli” gli abbiano agevolato il compito.

M.D. Quasi il contrario, invece! La ricerca accademica rischia di chiudere in una specie di ghetto per iniziati, con un linguaggio incomprensibile e con troppi elementi dati per scontato. Il concorso a cui ho partecipato, al contrario, chiedeva di usare un linguaggio accessibile e divulgativo: ciò non è sempre facile se si vuole evitare di essere banali o ripetere luoghi comuni.

T.M. Domanda secca: dunque scienza e religione sono incompatibili?

M.D. Risposta secca: ho cercato di sostenere una risposta negativa, mostrando come tra religione e scienza, nonostante alcuni attriti, ci siano punti di contatto e convergenze. L’una senza l’altra perde qualcosa e non ci guadagna nulla. Una scienza che si ritenesse autosufficiente, al pari di una religione che mettesse in ridicolo le conquiste della scienza, sarebbe come Polifemo: un gigante con un occhio solo; un faro incapace di cogliere la profondità e le sfacettature del reale.

T.M. Ma la scienza non ha bisogno della religione!

M.D. Senza una dimensione religiosa, intesa quale apertura all’assoluto, all’infinito, o semplicemente come desiderio di conoscere la realtà nella sua totalità e nella sua verità più profonda, la scienza rischia di torcersi su se stessa e diventare tecnologia a servizio dell’economia. Quando la scienza si fa arrogante e vuole dominare il mondo i disastri sono alle porte: si pensi, come unico esempio, all’inquinamento. Ma soprattutto, una rivelazione come quella biblica è un incoraggiamento al lavoro della scienza. Essa presenta un mondo creato da un Dio intelligente secondo un ordine razionale che l’uomo ha la capacità di indagare, essendo stato creato a immagine e somiglianza di Dio stesso.

T.M. Anche la religione trae vantaggi dalla scienza?

M.D. Direi proprio di sì. Il rischio di fondamentalismo, cioè di interpretare le scritture alla lettera e non quale messaggio rivelato, è sempre presente e la scienza ci aiuta a starne alla larga.

T.M. Non è però questo il pensiero prevalente oggi.

M.D. Sicuramente no: siamo immersi in una cultura scientista, dove si pensa che la scienza prima o poi risolverà tutti i problemi. La scienza, in primis la medicina, ci ha aiutato e ci permette di vivere meglio. Ma da sola la scienza è “cieca”, deve trovare il suo scopo e il suo senso da qualche altra parte.

T.M. E’ opinione corrente che il rapporto tra scienza e fede sia conflittuale: bioetica, caso Galileo contrapposizione tra evoluzione e creazione…

M.D. Sono proprio i tre cavalli di battaglia dello scientismo. Ma basta ricordare che appartenenti alla gerarchia cattolica hanno promosso lo sviluppo scientifico e si sono impegnati in esso, ad esempio il Beato Nicolò Steno, vescovo e padre della geologia, il monaco Gregor Mendel scopritore delle leggi della genetica, il chierico Nicolò Copernico che ha proposto la teoria eliocentrica e il sacerdote Georges Lemaître, pionieristico fautore della teoria del Big Bang; o infine che la scienza moderna sarebbe probabilmente nata in occidente proprio grazie alla de-sacralizzazione della natura e al concetto di laicità legati alla rivelazione cristiana.

T.M. Niente conflittualità, dunque?

M.D. Direi proprio di no, anzitutto perché scienza e fede sono due modi distinti di indagare il mondo. Ciascuno legittimo nel proprio ambito. La prima è tutta protesa a descrivere e fornire modelli esplicativi di realtà particolari; la seconda si impegna a fornire un sistema interpretativo globale sul mondo della vita. Nel porsi di fronte allo stesso evento, queste due impostazioni mostrano la loro differenza e la loro complementarità. Quando una persona si innamora tende a descrivere il suo stato come desiderio proteso verso l’altra persona, capacità di interagire con essa, di donarsi, di accettare e farsi accettare, ma troverebbe inutile soffermarsi sugli impulsi sinaptici, sui livelli ormonali del suo fisico e sulle reazioni chimiche che avvengono inconsapevolmente nel suo organismo. Per forzare ancora questa distinzione potremmo affermare che la scienza si occupa del come avvengono le cose, mentre la religione si occupa del perché avvengono.

T.M. Dall’opposizione alla distinzione… c’è forse qualcosa di più?

M.D. Certamente. Parlerei senz’altro di complementarietà: potremmo dire che l’una funziona da istanza critica per l’altra e viceversa. Senza scienza, la religione corre il pericolo di avvallare la superstizione. La religione, grazie alla scienza, può imparare la bellezza dei fenomeni naturali che Dio ha creato e ha voluto che l’uomo potesse scoprire con le facoltà da Lui donategli.

T.M. Quando due cose sono complementari, vuol dire cha hanno dei punti in comune, ma questo non centrasta forse con la distinzione posta sopra tra religione e scienza?

M.D. Gli ambiti disciplinari restano distinti, ciò che è in comune è un atteggiamento nei confronti della realtà. Sia la religione sia la scienza hanno bisogno di fede, di razionalità e di meraviglia.

T.M. Di fede?.

M.D. Lo scienziato non deve forse fidarsi della sua intelligenza fino a chiedersi chi gliel’ha data? Non deve forse fidarsi della tradizione scientifica e dei risultati conseguiti dai suoi colleghi?

T.M. Di razionalità?

M.D. Il credente non deve forse essere capace di rendere ragione della propria speraza?

T.M. Di meraiglia?

M.D. Un osservatore incapace di meraviglia vedrà solo ciò che altri hanno visto prima di lui e non potrà contribuire in alcun modo a sondare le profondità del reale. Le piccole meraviglie quotidiane rimandano alla meraviglia di fronte ai complessi fenomeni naturali e questa rinvia a sua volta alla grande meraviglia, grazie alla quale ci poniamo le domande religiose: la meraviglia che il mondo esista, che vi sia qualcosa anziché il nulla, che possa essere visto come un miracolo. Lo scrittore inglese Chesterton ammoniva: il mondo perirà non per mancanza di meraviglie, ma per mancanza di meraviglia. La brutalità del capo chino soltanto su interessi immediati, sulle banalità o sulle cose da possedere, spegne la stessa vita dell’anima.

T.M. Ma oggi abbiamo ancora questa capacità di stupirci?

M.D. Nella nostra società l’urgente sembra aver preso il posto dell’importante; l’abitudine, dello stupore; l’assuefazione, della meraviglia; il desiderio di possesso, della fatica della conquista; il consumo, dell’ ammirazione; l’uti, del frui; l’amore erotico, dell’amore agapico. Forse qualcuno di questi fattori o addirittura la loro compresenza hanno causato tanto l’allontanamento dalle Chiese, quanto quello dalle facoltà scientifiche. Entrambe si sono svuotate e sono state sostituite da surrogati quali un vago spiritualismo irrazionale e una bulimia tecnologica. L’allontanamento dalla religione istituzionale non ha avvicinato alla scienza, ma alla New Age, agli estremismi e ha incrementato il ricorso a sedicenti maghi. Solo la meraviglia porta alla contemplazione.

T.M. Una battuta per concludere.

M.D. Accanto alla soluzione dei problemi posti dalla scienza, bisogna dare ascolto ai problemi che per l’uomo sono esistenzialmente più urgenti. Il tutto dei problemi che la ragione umana può porsi e può indagare non si riduce agli interrogativi a cui le scienze aspirano a dare risposta. Ciò di cui abbiamo urgente bisogno è di restare liberi per farci devoti ad una causa che vada oltre l’individualismo, lontano dall’opinione. Solo così avremo ancora grandi scienziati e grandi maestri di spiritualità.

T.M. Un punto di vista originale, ma non so se tutti sarebbero d’accordo…

M.D. Il mio scopo è quello di offrire spunti di riflessione, non pretendo l’assenso di chiunque.

T.M. Altri spunti, immagino, saranno offerti durante la cerimonia di premiazione che si terrà venerdì 14 maggio 2010 alle ore 17:30 a Palazzo Tursi, sede del Comune di Genova in Via Garibaldi 9. Colgo l’occasione per invitare i lettori.

M.D. Grazie per l’attenzione; conto sul “sostegno varazzino”. Ad ogni buon conto …seguirà rinfresco!

Tommaso Metonda

SU INTERNET SONO DISPONIBILI ULTERIORI NOTIZIE E IMMAGINI AL SITO www.fondazione-erede.org

domenica 2 maggio 2010

Festa dei giornalini e siti web parrocchiali delle diocesi liguri Sabato 8 e Domenica 9 Maggio a Savona

Sabato 8 Maggio 2010
ore 17 Opere parrocchiali, via Brilla 3 SAVONA
Tavola rotonda
Parrocchia: come comunichi?
“Testimoni” al bivio tra vecchi e nuovi media
intervengono:
la redazione del “Melograno” di Cinisi, Arcidiocesi di Monreale (Palermo)
don Claudio Tracanna, direttore di “Vola”, diocesi dell´Aquila
Chiara Genisio, consigliere Federazione italiana settimanali cattolici
modera:
Tarcisio Mazzeo, caporedattore RAI sede regionale della Liguria

Domenica 9 Maggio
ore 10.30 Santa Messa
ore 15 Opere parrocchiali
inaugurazione Mostra dei giornalini e siti web delle diocesi liguri
ore 16 FESTA in PIAZZA con
Gabriele Gentile
“Mago da legare”
ore 18 Conclusione

Con il Patrocinio de la DIOCESI SAVONA-NOLI

I talenti dei piccoli
Una fiera dei siti web e dei giornali parrocchiali
Una "fiera interdiocesana del giornalino parrocchiale, estesa alle sette diocesi della regione ecclesiastica
ligure", un convegno sulle modalità comunicative delle parrocchie e l'incontro con un gruppo di giovani
della redazione del "Melograno", periodico della parrocchia siciliana "Ecce Homo" di Cinisi, con cui è in
corso un gemellaggio. Sono i punti cardine del "Melograno's party", la festa del "Melograno" che si
celebrerà l'8 e il 9 maggio prossimi nella diocesi di Savona e prende il nome dal "mensile di formazione e
informazione" della parrocchia di Santo Spirito e Concezione di Zinola (Savona).
La comunicazione in parrocchia. Il "Melograno", spiega il responsabile del periodico, Alessandro
Raso, "da ormai quattro anni prova a legare l'attenzione al mondo della comunicazione con la vita
parrocchiale ordinaria, sviluppando così interessanti potenzialità di racconto dell'esperienza di fede,
attraverso i 'talenti' di ognuno". La festa, "che ogni anno viene organizzata in prossimità della Giornata
mondiale delle comunicazioni sociali e che in passato ha affrontato varie tematiche collegate con
l'argomento dell'annuncio attraverso i media - prosegue Raso -, porrà l'accento sulla risorsa del giornalino
o bollettino parrocchiale. Si tratta di uno strumento spesso 'artigianale' e, ove esiste, forse poco conosciuto
al di là del territorio della parrocchia, ma che se ben valorizzato può certamente agevolare l'impegno dei
parroci e della comunità a creare ponti ed eventualmente trasmettere argomenti su cui riflettere".
Un censimento di siti e bollettini. In questi mesi, ad opera dei giovani della redazione del "Melograno",
è in corso una sorta di "censimento" dei bollettini e dei siti delle parrocchie liguri. Impresa "innovativa, ma
che cerchiamo di realizzare, con l'aiuto del settimanale genovese 'Il Cittadino' e dei responsabili degli uffici
per le comunicazioni sociali, per capire quali sono le forme di comunicazione mediatica delle parrocchie
della nostra regione", prosegue Raso, evidenziando come in questi anni stiano crescendo
esponenzialmente i siti cattolici curati da singole comunità parrocchiali. Il frutto di questa ricerca verrà
portato, domenica 9 maggio, nella "fiera del giornalino parrocchiale" che sarà allestita a Zinola, laddove, "a
fianco della stampa parrocchiale, ci saranno postazioni con le homepage dei siti", precisa il responsabile
del "Melograno", rimarcando l'importanza della nuova frontiera digitale a cui anche le parrocchie stanno
approdando, e come tale iniziativa sia volta a individuare quali sono, e dove si trovano, quei "testimoni
digitali" che sono pure a tema del convegno voluto dalla Cei il prossimo aprile.
Il programma della festa. I due giorni di festa si apriranno con l'accoglienza dei giovani della redazione
del "Melograno" di Cinisi. Il gemellaggio tra le due testate, che ha dato il via a un percorso di amicizia tra
le parrocchie, è iniziato nel giugno dello scorso anno in Sicilia ed è proseguito con la pubblicazione nei
giornalini di contributi che le redazioni si scambiavano, relativi alla vita delle rispettive comunità
parrocchiali. In comune, poi, l'attenzione alla formazione, che a Savona si è concretizzata nel percorso
"Sos Stage": la proposta, ai ragazzi del post-cresima che fanno parte della redazione di "Sos" (inserto del
"Melograno"), di alcuni appuntamenti formativi relativi alla realizzazione di articoli e alla cura della grafica.
Sabato 8 maggio, i giovani di Cinisi, dopo l'incontro in curia con il vescovo di Savona-Noli, mons. Vittorio
Lupi, parteciperanno ad un momento di scambio con l'omonimo giornalino savonese, e poi a un convegno
pubblico sul tema "Parrocchia: come comunichi?". Qui interverranno tra gli altri Chiara Genisio, consigliere
nazionale della Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici), e don Claudio Tracanna, direttore di "Vola",
il quindicinale dell'arcidiocesi di L'Aquila sorto all'indomani del terremoto. Domenica 9 maggio, invece, a
fianco della celebrazione eucaristica alle 10.30, ci sarà la fiera e la presentazione dei principali giornalini
parrocchiali esistenti nell'ambito della regione ecclesiastica ligure. A questa iniziativa si unirà un momento
di festa, rivolto in particolare ai ragazzi e ai più piccoli.
SIR Italia Num. 14 (1807) - Mer 24 Febbraio 2010

Il Melograno
“I l Melograno” è un mensile cattolico di formazione
e informazione, nato nel mese di marzo
del 2007 presso la parrocchia di Santo Spirito e
Immacolata Concezione di Savona.
La redazione, costituita da persone di tutte le età, bambini,
giovani e adulti, si riunisce ogni mese, unendo all’impegno
di “raccontare” la vita della parrocchia e
della Chiesa universale la proposta di incontri di formazione
sui temi del giornalismo e dell’utilizzo consapevole
dei vecchi e nuovi media.
Da circa due anni alcuni giovani membri della redazione,
del gruppo “dopo Cresima”, realizzano un inserto,
“SOS”, che viene distribuito in allegato al “Melograno”.
Questo inserto affronta ogni mese un tema, legato al
mondo giovanile, presentato attraverso differenti
“linguaggi” giornalistici: interviste, resoconti di esperienze,
giochi, recensioni di film e canzoni.
Il “Melograno’s party”, che quest’anno giunge alla quarta
edizione, ogni anno intende organizzare a Zinola
una iniziativa di festa e di condivisione sul tema dei
diversi linguaggi utilizzati dai media soprattutto per
quanto riguarda l’annuncio del Vangelo, la formazione
cristiana e il “racconto” della fede.

Per Info e iscrizioni
Contatti
Alessandro Raso
responsabile de “Il Melograno”
e-mail: melogranozinola@libero.it
cell. 3384824635

Parrocchia di S. Spirito e Concezione di Zinola
don Giancarlo Frumento, parroco
tel. 019881415